Carlos Alcaraz ha espresso una posizione chiara e decisa sul futuro dei tornei del Grande Slam. Intervenendo in conferenza stampa prima del suo esordio a Tokyo, il tennista spagnolo ha respinto l’ipotesi di ridurre i match maschili al meglio dei tre set, come avviene nel resto del circuito.
Secondo il numero tre del mondo, una modifica del genere cancellerebbe l’essenza stessa dei Major. “Sin dagli albori si gioca al meglio dei cinque, ed è proprio questo a renderli speciali”, ha affermato Alcaraz. A suo avviso, passare ai tre set distruggerebbe il significato storico e l’unicità dei quattro tornei più importanti del calendario.
La difesa del formato tradizionale si basa sulla convinzione che esso garantisca meritocrazia e spettacolo. Le partite più lunghe mettono alla prova la resistenza fisica e mentale, premiando l’atleta più completo. Questo formato consente inoltre rimonte epiche anche da uno svantaggio di due set, un elemento che alimenta il pathos e l’incertezza, rendendo le fasi finali degli Slam eventi indimenticabili.
Tuttavia, il dibattito nasce da problematiche concrete. Il principale aspetto negativo dei cinque set è l’eccessivo dispendio di energie. Partite che superano le quattro o cinque ore mettono a dura prova il fisico dei giocatori e riducono i tempi di recupero in un calendario già molto fitto.
Un altro punto critico riguarda la fruibilità per il pubblico. Incontri che terminano a notte fonda, come accaduto spesso agli US Open, rappresentano un problema sia per gli spettatori presenti sugli spalti sia per chi segue da casa. Queste maratone notturne possono disincentivare la visione e danneggiare il prodotto tennis in un’ottica commerciale.
Il tennis moderno, con scambi sempre più intensi e logoranti, accentua queste difficoltà. Anche i match di quattro set raggiungono spesso durate considerevoli, sollevando dubbi sulla sostenibilità del formato. Per Alcaraz, però, è un sacrificio che per quattro tornei l’anno si può compiere.
Il campione spagnolo ha infatti proposto una via alternativa per alleggerire il carico sugli atleti. “Giocare in generale un po’ meno e non avere tornei consecutivi settimana dopo settimana, è quello che cambierei”, ha spiegato. La sua analisi sposta quindi il focus dal formato degli Slam alla densità del calendario ATP.
In conclusione, la posizione di Alcaraz è quella di un tradizionalista che vede nel sacrificio richiesto un elemento di prestigio irrinunciabile. Stravolgere le regole, secondo questa visione, svuoterebbe i Major del loro valore storico e sportivo, che ha funzionato per oltre un secolo, ricordando che non sempre cambiare equivale a migliorare.






