Auto dell’ex moglie in fiamme a Marcianise, il verdetto dopo sette anni

Il pm aveva chiesto tre anni per due uomini di Marcianise. Al centro del processo una Mercedes trovata bruciata a Casagiove.

6
Il palazzo di giustizia di S. Maria Capua Vetere
La sede del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere
Pubblicato il

MARCIANISE – Il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a tre anni di reclusione. Il processo si è chiuso invece con l’assoluzione di entrambi gli imputati. Antonio Farina, 53enne, e Francesco Saverio Di Lillo, 57enne, entrambi di Marcianise, sono stati assolti dall’accusa di aver incendiato l’auto di una donna, ex moglie di Di Lillo.

La sentenza è stata pronunciata dalla giudice Maria Compagnone, della terza sezione penale del tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Per entrambi la formula è ‘per non aver commesso il fatto’. Le motivazioni saranno depositate entro trenta giorni.

La vicenda risale al 5 settembre 2019, quando una Mercedes Classe A venne ritrovata completamente bruciata a Casagiove. Secondo la ricostruzione sostenuta dall’accusa, la vettura sarebbe stata prelevata a Marcianise, nei pressi dell’istituto scolastico ‘Calcara’, dove lavorava la proprietaria, e poi portata in una traversa di via Appia Antica per essere data alle fiamme.

La Procura aveva attribuito a Farina il ruolo di esecutore materiale e contestato a Di Lillo di aver agito insieme a lui. Nell’ipotesi accusatoria, Farina avrebbe raggiunto via Duomo a bordo di una Nissan Micra e, dopo aver portato via la Mercedes, l’avrebbe condotta a Casagiove. Una volta incendiata l’auto, avrebbe telefonato a Di Lillo, che avrebbe lasciato il proprio posto di lavoro per andare a recuperarlo.

Era questa la sequenza sulla quale si fondava la contestazione. Il tribunale, al termine del dibattimento, ha però assolto entrambi. Il dispositivo richiama la disposizione che prevede l’assoluzione anche quando la prova della responsabilità manca, è insufficiente o contraddittoria. Per conoscere le ragioni specifiche della decisione bisognerà attendere il deposito delle motivazioni.

L’inchiesta era stata sviluppata attraverso gli accertamenti dei carabinieri di Casagiove e il rapporto dei vigili del fuoco intervenuti sul luogo del rogo. La richiesta di rinvio a giudizio risaliva all’ottobre 2020, mentre l’udienza preliminare era stata fissata nel maggio 2021.
Gli imputati sono stati difesi dagli avvocati Nello Sgambato e Pasquale Acconcia. La parte civile è stata rappresentata dall’avvocato Dezio Ferraro.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome