‘Ancelotti per un posto al sole in Europa’

L'intervista a Germano Bellavia, il 'Guido Del Bue' della serie 'Un Posto al Sole'

NAPOLI – Non si meraviglia se, in strada, lo chiamano Guido, col nome del suo ‘storico’ personaggio, Guido Del Bue. Germano Bellavia, attore della fiction partenopea “Un posto al Sole”, regista ma soprattutto grande tifoso del Napoli, vorrebbe che anche gli azzurri di Ancelotti trovassero il loro ‘posto al sole’, magari in Europa.
Egregio Bellavia, le piace questo Napoli targato Ancelotti?
“Sinceramente sì. Non mi aspettavo che in così poco tempo ci facesse dimenticare Sarri. Non era facile, perché si trattava di un’eredità molto pesante da raccogliere. Lui, invece, con la sua tranquillità, ci ha stupiti tutti in positivo. Sarri è stato qui tre anni e Ancelotti allena il Napoli da pochi mesi eppure sembra che non sia successo nulla”.
Allora lei era un Sarrista…
“Non è un’etichetta che mi piace. Io sono un tifoso del Napoli e ho accolto Ancelotti con dei dubbi legittimi, perché l’amore per Sarri era enorme. Attenzione, però: i dubbi non erano assolutamente legati alle qualità dell’allenatore, che sono indiscutibili, ma a come avrebbe potuto gestire una transizione così complicata. Non dimentichiamoci che il Napoli veniva da tre stagioni in cui aveva fatto collezione di record e incantato l’Europa col suo gioco” .
E secondo lei cosa ha permesso ad Ancelotti di far breccia così rapidamente nel cuore dei tifosi del Napoli?
“Lui e Sarri sono due persone profondamente diverse. Carlo ha una tranquillità, un’autorevolezza che gli valgono non solo il rispetto dei suoi giocatori ma anche quello degli avversari. Parliamo di un personaggio che vive nel calcio da quando aveva 15 anni, ha fatto il calciatore ai massimi livelli e poi quando ha deciso di allenare ha fatto altrettanto, ha avuto successo e girato il mondo. In pochi possono vantare il suo curriculum, la sua storia professionale parla per lui”.
Tocchiamo i tasti dolenti: quanto pesa la sconfitta di Liverpool? E quanti rimpianti lascia l’eliminazione dalla Champions League?
“Ovviamente spiace ma sinceramente è bello anche pensare che abbiamo combattuto, che alla fine abbiamo perso una sola partita e soprattutto che siamo andati oltre le aspettative, eliminati solo all’ultimo giro. Non dimentichiamoci che ad agosto, leggendo le squadre del nostro girone, tutti vedevamo nero, era la cronaca di una morte annunciata. Invece, a sorpresa, ce la siamo giocati fino in fondo”.
Alla fine ha pesato anche quel maledetto pareggio di Belgrado…
“Ma quella era una partita stregata. Anche se avessimo tentato di far entrare la palla in porta con le mani non ci saremmo riusciti. Sono episodi che sono stati decisivi ma dobbiamo sempre guardare al valore del girone. Se ad agosto ci avessero detto che a Parigi avremmo pareggiato 2-2, avremmo firmato subito. E secondo me anche se avessero pronosticato un 3-0 per loro, alla fine ci saremmo stati lo stesso perché rientrava nella normalità delle cose”.
Ancelotti dice che l’Europa League si può vincere: concorda?
“Vedo in giro troppa tranquillità, c’è la convinzione che affrontarla sia facile. Invece per me non è così: è una competizione lunga e poi ci sono almeno 5-6 squadre di alto livello con cui scontrarsi”.
In questa rosa è compreso anche il Chelsea di Sarri: anche lei vorrebbe prendersi lo sfizio di affrontarlo in finale, come dice Ancelotti, o magari in semifinale, come dice De Laurentiis?
“Ero un fan di Sarri ma oggi non è più l’allenatore del Napoli ma un avversario. Detto questo, io vorrei che loro vincessero la Premier League e il Napoli l’Europa League, così siamo tutti contenti”.
La coppa per il Napoli ora è la priorità visto che lo scudetto è lontano…
“Non si sa mai: se non lo vince la Juventus, può sempre succedere qualcosa. E noi dobbiamo essere pronti ad approfittarne”.
Che cosa si deve fare per colmare il gap coi bianconeri?
“La differenza dovrebbe farla il Var. Non è un’invenzione nostra, ma è gravissimo che la Juve venga aiutata nonostante ci sia la tecnologia. Loro sono forti ma così diventa impossibile”.
Ma Var a parte, il Napoli cosa può fare?
“Il Napoli deve fare investimenti in due direzioni: sui giocatori formati per rinforzare la squadra e sul vivaio per garantirsi il futuro. Non è pensabile che, non comprando campioni, si possa puntare solo a qualificarsi il più possibile in Champions e a racimolare dei soldini per poi investirli su giocatori di medio livello che poi magari diventano campioni. Mi riferisco a giocatori come Fabian Ruiz che siamo stati abituati a vedere in questi anni e che poi una volta cresciuti sono partiti, garantendo eccellenti plusvalenze. De Laurentiis invece dovrebbe investire sul vivaio, quest’estate ha chiamato più volte Reja ma alla fine non gli ha dato alcun incarico. Da napoletano fa male vedere al Nord tanti giocatori napoletani, tante scuole calcio del nostro territorio affiliate a club come Sassuolo o Empoli. Il Napoli dovrebbe crearsi in casa altri talenti come Insigne, sono investimenti che in 5 anni si ammortizzano. Mi piacerebbe tanto sapere che ne pensa Ancelotti su questo punto”.
Pensa che il mister riuscirà a far ‘pesare’ la sua parola anche sul presidente?
“Questo purtroppo non credo sia possibile, è veramente un’impresa. Però chissà che la sua autorevolezza possa comunque far breccia”.
Ancelotti ha il pallino del canto ma gli darebbe un ruolo in “Un posto al Sole”, magari accanto al suo Guido?
“Lui ci è venuto trovare sul set poco tempo fa: c’erano 3-400 persone nello studio, è stato un delirio. Non ho ben capito il motivo della visita e non sono riuscito a parlargli ma quando lo inquadrano in tv a bordocampo, noto che ha l’atteggiamento del personaggio che conosce sé stesso. E’ veramente un leader calmo, uno cui non piace dimenarsi come altri allenatori, che dice le cose con calma e se deve farti un ‘cazziatone’ preferisce aspettare 5 minuti e fartelo in privato piuttosto che sbraitare in pubblico. E chi lo ascolta, magari, è anche più disposto ad ascoltarlo”.
Ancelotti è un uomo del Nord ma ha scelto di vivere la città dall’interno: come interpreta questa sua scelta?
“Lui si vuole emozionare. Se ha scelto di venire qui, è perchè vuole vivere la città. E poi avendo vissuto in città come Madrid, Parigi o Monaco di Baviera, può fare il paragone con Napoli”.
Ma alla fine il Napoli di Carletto dove può arrivare?
“Non lo so ma posso dire che in estate sono stato a Dimaro per il mio compleanno. Ero deluso dall’addio di Sarri ma volevo vedere com’era il clima nel Napoli. Raccolsi delle belle sensazioni e infatti non diedi peso allo 0-5 col Liverpool in amichevole. Il gruppo è affiatato e questo può portarci lontano”.
Magari a vincere la Coppa Italia…
“E perché no? E’ un trofeo che è importante solo quando lo vinci”.

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