NOMI E FOTO. Imprenditore scomparso: 4 arresti. L’uomo di Somma V. prelevato a Poggiomarino il 9 febbraio

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Nunzio Mariano Avino, Luigi Fraschetti ed Elio Marchisiello
Nunzio Mariano Avino, Luigi Fraschetti ed Elio Marchisiello

SOMMA VESUVIANA – Svolta nelle indagini sulla scomparsa di Francesco Vorraro, l’imprenditore 58enne originario di Somma Vesuviana di cui si sono perse le tracce dal 9 febbraio scorso. La Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli ha disposto il fermo di quattro persone, ritenute coinvolte nel presunto sequestro dell’uomo avvenuto a Poggiomarino, dove Vorraro operava nel settore della distribuzione di bibite e generi alimentari.

L’inchiesta, condotta dai carabinieri e coordinata dalla DDA partenopea, ha portato all’emissione di provvedimenti precautelari nei confronti di quattro indagati di età compresa tra i 32 e i 34 anni. A carico di Nunzio Mariano Avino, 34enne di Terzigno, Luigi Fraschetti, 34enne di San Giuseppe Vesuviano, Elio Marchisiello, 34enne di Terzigno, e Gaetano Miranda, 32enne di Terzigno, vengono ipotizzati i reati di sequestro di persona a scopo di estorsione e occultamento di cadavere, aggravati dalle modalità mafiose.

Secondo gli investigatori, il movente sarebbe riconducibile a questioni economiche. Al centro dell’indagine vi sarebbero alcuni investimenti effettuati all’estero e i relativi proventi, che gli indagati avrebbero tentato di acquisire. Vorraro, stando a quanto emerso, svolgeva attività di investimento di capitali anche per conto di terzi e proprio questa attività potrebbe averlo esposto a interessi criminali. La contestazione dell’aggravante mafiosa è legata anche ai rapporti che uno degli indagati avrebbe intrattenuto con il clan Giugliano, gruppo ritenuto egemone nell’area di Poggiomarino, pur non risultando formalmente affiliato all’organizzazione camorristica.

Gli elementi raccolti dagli investigatori sono il risultato di mesi di attività investigativa. Decisive sarebbero state le intercettazioni telefoniche e l’analisi delle immagini registrate dai sistemi di videosorveglianza lungo il percorso effettuato dall’auto dell’imprenditore nei giorni della scomparsa. Proprio dalle conversazioni captate sarebbe emerso il timore degli indagati di essere scoperti e arrestati. Particolarmente rilevante, secondo la Procura, un’intercettazione nella quale uno dei fermati farebbe esplicito riferimento alla possibile condanna cui andrebbero incontro nel caso in cui i fatti venissero accertati. Un passaggio che ha rafforzato la convinzione degli inquirenti che Vorraro possa essere deceduto dopo il sequestro, anche se il corpo non è stato ancora ritrovato.

La DDA ritiene che la morte dell’imprenditore non fosse inizialmente prevista nel piano criminale, ma che sia intervenuta successivamente per circostanze ancora in fase di accertamento. L’ipotesi investigativa resta comunque quella di un sequestro sfociato in un epilogo tragico. Un ruolo importante nell’inchiesta è stato svolto anche dagli accertamenti tecnici eseguiti sul suv Audi utilizzato da Vorraro. Il veicolo è stato rinvenuto dai carabinieri e sottoposto a un’approfondita analisi scientifica.

L’auto appariva quasi completamente ripulita da eventuali tracce utili alle indagini, ma gli specialisti del Nucleo Investigativo di Torre Annunziata sono riusciti a individuare alcune impronte sulla carrozzeria. Attraverso specifiche attività investigative, tali tracce sarebbero state ricondotte a due dei quattro indagati raggiunti dai provvedimenti di fermo.

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