Antifascisti con l’orbace

Foto Roberto Monaldo / LaPresse Nella foto Vincenzo D'Anna

È doveroso spiegare ai lettori più giovani cosa sia l’orbace e perché questo particolare tipo di tessuto sia diventato un simbolo del Fascismo. Si tratta di un panno ruvido e resistente, che risale ad epoche molto antiche, forse finanche ai tempi di Roma. Di orbace erano fatti anche i sai dei monaci medievali. Venne alla ribalta perché, nell’epoca dell’autarchia ( il periodo nel quale l’Italia fascista produceva tutto in Italia ), la divisa scelta da Benito Mussolini per i suoi gerarchi (ma non solo per loro) era fatta proprio d’orbace. Da allora quel tessuto rappresentò la caratteristica distintiva delle milizie fasciste e come tale richiama, ancora oggi, il movimento mussoliniano. Dunque un’opportuna premessa “merceologica” e storica per quanti sono a digiuno delle vicende patrie della prima parte del secolo scorso. Un periodo travagliato, quello del Fascismo, finito in tragedia con la sventurata guerra mondiale cominciata accanto ai Nazisti in Europa ed ai Giapponesi in medio oriente, ovvero tre regimi guerrafondai e totalitari. Ma non passa lustro che quel periodo sia richiamato in causa nel Belpaese, ogni qualvolta il centrodestra tracima favorito nelle previsioni oppure nei risultati elettorali. Un riflesso condizionato che scatta quando la destra enuncia, oppure approva, una proposta di legge che contrasta i principi cripto socialisti a quali si ispira la sinistra in Italia. Insomma, quando i conti non tornano, ecco allora che gli ex, i post ed i vetero comunisti si mobilitano gridando al prossimo, imminente, rigurgito fascista. Si sprecano allora gli appelli sottoscritti dai cosiddetti intellettuali, quasi tutti organici ai partiti di sinistra. Seguono manifestazioni ed adunate variopinte per il colore inventato per l’occasione.

In piazza scende, infatti, il popolo arcobaleno, quello viola, i girotondini, le sardine e frammenti dei vari movimenti ispirati sostanzialmente dai sopravvissuti al crollo del muro e dell’ideologia marxista. Ovviamente questi “sinceri democratici”, come Palmiro Togliatti soleva definire chiunque entrasse nelle liste del Pci, anche nella veste di indipendente, neanche si vedono e tantomeno si sentono a parti invertite. Quando, cioè, al Governo ci sono i loro “correligionari”, tutto passa sotto silenzio, tutto quel che capita viene certificato come conforme al dettato costituzionale, al rispetto delle istituzioni e delle forze politiche. Ho personalmente assistito in dieci anni tra Camera e Senato, al lento ed inesorabile degrado dell’istituzione parlamentare, al sistematico svilimento dei regolamenti delle due Camere e delle prerogative dei gruppi politici presenti a Palazzo Madama ed a Montecitorio, agli abusi del Governo. Per combattere con ogni mezzo il centrodestra e l’esecutivo di Silvio Berlusconi, nulla è rimasto intentato e quindi tutto fu travolto. Non è esistito limite che non sia stato valicato nei comportamenti e nel lessico parlamentare, non c’è stato espediente, imboscata e schiamazzo organizzato in aula che non siano stati messi in campo, pur di “fare fuori” il Cavaliere. D’altronde, anche se ormai anacronistiche, le trame tra magistratura e partito della sinistra sono venute, tardivamente, a galla. Per non parlare della legge Severino avente valore retroattivo, a mezzo della quale il Cavaliere fu messo fuori dal Senato salvo poi essere riabilitato per gli stessi reati fiscali.

L’istituto della fiducia è stato abusato in aula per ratificare decreti varati dal governo della sinistra, la stessa che rimproverava a Berlusconi le…manie dittatoriali!! Le due Camere sono ormai diventate un simulacro che si riunisce qualche volta per ratificare i provvedimenti del Governo, oppure votare mozioni ed ordini del giorno, ratificare trattati internazionali, convertire leggi europee. Insomma: predicare il sublime e praticare il conveniente è diventato un po’ il tratto distintivo dei governi di centrosinistra, dove si è convertito in prassi di ortodossia politica tutto quello che conveniva. E su questa linea si muove anche il recente diniego di affidare all’unico partito di opposizione, quello di Fratelli d’Italia, la presidente del Copasir, il comitato parlamentare per la sicurezza della repubblica. Un organismo che tiene sotto controllo democratico i servizi segreti che a vario titolo operano in Italia. Fosse successo il contrario avremmo trovato la gente fuori Montecitorio ed i talk show televisivi a starnazzare come le oche del Campidoglio. Se le opposizioni non presiedono gli organismi di sicurezza e controllo la democrazia è in pericolo. Ancor di più se a minacciarla sono degli antifascisti che indossano l’orbace.

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