Brucellosi, la protesta: “Noi allevatori condannati a morte”

CASERTA – Non era affatto di buon umore A. S., 75 anni, allevatore bufalino di Casal di Principe, mentre si intratteneva con i colleghi nella sua azienda a Cancello Arnone: quell’ordine di abbattimento di ben 200 capi bufalini sui 390 posseduti che appena 10 giorni fa era stato costretto ad eseguire con le lacrime agli occhi, non riusciva proprio a digerirlo. Non era affatto di buon umore A. S., che ha anche un caseificio a Pozzuoli, quando si è accasciato al suolo davanti al figlio e agli amici allevatori. E a quel punto si è capito subito che stava accadendo qualcosa di serio, di grave.
Immediato il trasporto al Pineta Grande Hospital dove i sanitari hanno compreso immediatamente la severità della situazione stabilizzandolo e intubandolo. Forse un’ischemia cerebrale, un ictus con coagulo da asportare. Di fatto è apparso immediatamente urgente un intervento che lì, a Castel Volturno, non avrebbero potuto eseguire. Quindi la corsa in ambulanza al Cardarelli di Napoli dove A. S. è giunto in condizioni disperate.

Quindi in sala operatoria d’urgenza, intervento riuscito. Salvo. Ancora in prognosi riservata, ma salvo. Adesso, un po’ di ottimismo, per quanto cauto, c’è.
Ma col dolore dei familiari e degli amici c’è anche tanta rabbia per i dieci giorni di inferno che A. S. ha dovuto affrontare dopo l’abbattimento dei suoi animali, prima del malore di giovedì di cui ieri si è avuta notizia grazie all’Associazione Tutela Allevamento Bufala Mediterranea.
“Non si dava pace – racconta la figlia M. S. -, ha dedicato tutta la sua vita ai suoi animali. Sono stati dieci giorni terribili. Tutti i giorni, in tutti i momenti, continuava a ripetere che gli animali stavano bene, che non andavano abbattuti. Tutti i giorni a chiedersi perché glieli hanno abbattuti. Brucella? Mai un aborto in quella stalla, ripeteva”.
“Duecento capi per il momento – sottolinea non senza preoccupazione il fratello A. S. –. Sicuro ne faranno uscire altre, ne ammazzeranno altre e senza possibilità di poter dire o fare nulla. Mio padre aveva chiesto di poter fare le analisi lui, di tasca sua in un laboratorio riconosciuto, dove volevano loro, i veterinari, ma niente da fare. Non fanno fare nulla. I padroni dei nostri animali non siamo noi. I padroni sono altrove”

Nulla da fare? Già, almeno finché non cambiano le regole del nuovo Piano regionale per l’eradicazione della brucellosi e della tubercolosi bufalina in Campania. Quel programma sanitario che ha già fallito con l’aumento dei casi e delle aree cluster. Il Piano assassino, come lo chiamano da queste parti. Basta un sierologico, un sospetto e la caccia all’untore finisce al macello. Almeno in Terra di Lavoro è così. Con buona pace della norma europea sui casi sospetti e i casi certi, con buona pace per il diritto all’autocontrollo e all’autodiagnosi.
Un ricorso al Tar, neanche a dirlo, tanto più che, da quel che si capisce, gli abbattimenti sono diventati fulminei. Prima ti davano 15 giorni per ottemperare, adesso l’ordinanza te ne concede quattro.

“Il ricorso non conviene – ci spiega A. S. – se non lo vinci, perdi i finanziamenti, i sovvenzionamenti. Troppo rischioso”. Allevatori dunque in una morsa implacabile senza cuore. Nessun tentennamento per chi deve far eseguire le condanne a morte degli animali. Ma anche nessuna forzatura. “Non se lo possono permettere, quindi agiscono correttamente. Tra gli allevatori la tensione è sempre più altra”, ci dicono.
A. S. resta in prognosi riservata. Se l’è vista brutta ma sembrerebbe averla scampata. Qualche piccolissimo segno di miglioramento c’è. E per ora questa è la cosa più importante. A recarsi in ospedale per sincerarsi personalmente delle condizioni di salute di A. S. e portare la solidarietà alla famiglia dell’allevatore, ieri c’era anche Gianni Fabbris. portavoce del Coordinamento Unitario per la Difesa del Patrimonio Bufalino.

“Torneremo presto su questa vicenda come sulle tante altre che si stanno consumando in questi mesi in cui va in scena la tragedia del fallimento della strategia di eradicazione della brucellosi della Regione Campania – ha detto Fabbris all’uscita dall’ospedale napoletano -. Non ci stupirebbe se gli animali che l’allevatore ha visto portare al macello fossero in realtà negativi esattamente come lo è stato finora il 98,6% di quelli macellati per volere dell’Istituto Zooprofilattico del Mezzogiorno e dalla Regione Campania”.
“Abbiamo chiesto alle istituzioni regionali, nazionali e comunitarie di assumersi le proprie responsabilità e di togliere il Piano dalle mani irresponsabili di chi sta fallendo”, ha ricordato Fabbris annunciando che il coordinamento ha convocato per martedì prossimo, nella sede di Nco a Casal di Principe un’assemblea degli allevatori per stabilire le modalità di una nuova manifestazione, da tenersi a ridosso del Natale.

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