Brucellosi, Pedicini: “Non sono stati tutelati gli allevatori”

Brucellosi, l'europarlamentare Pedicini:
Brucellosi, l'europarlamentare Pedicini: "Non sono stati tutelati gli allevatori"

CASERTA – Un trascorso nel Movimento 5 Stelle, quindi l’approdo all’ala meridionalista di Pino Aprile, il Movimento 24 Agosto – Equità Territoriale. Piernicola Pedicini a Bruxelles siede nell’ala riservata al gruppo parlamentare dei Verdi Europei. Chiamato all’appello dagli allevatori bufalini campani ad ottobre 2021, l’europarlamentare decide di incontrali all’Hotel Ramada di Napoli, a margine di una riunione del Consiglio Direttivo del suo movimento per il Sud.

“Il problema – afferma l’europarlamentare – stava tutto nell’attuazione del vecchio piano regionale di De Luca per l’eradicazione della brucellosi e della tubercolosi bufalina. Secondo loro le autorità sanitarie, su indicazione della Regione avevano clamorosamente violato anche le norme europee. Volevo vederci chiaro anche io”.

E com’è andata?

Ho incontrato alcuni rappresentanti di un’associazione di allevatori bufalini e il loro legale, l’avvocato Sasso. Sinceramente ero incredulo, mi raccontavano di una mattanza ingiustificata di oltre centomila capi sui quali pendeva il sospetto di infezione, un mero sospetto, ma nessuna certezza. Tant’è che parlavano di capi risultati poi sani in spregio e in violazione di specifiche norme europee.

E lei?

Siamo rimasti che avrei approfondito. Cosa che feci scoprendo come la burocrazia europea si muova, praticamente senza approfondire, sulla scorta di quello che gli racconta la regione o il ministero di turno. E’ chiaro che quando a dicembre saltarono fuori i dati ufficiali che l’Asl non aveva mai voluto dare a nessuno, neppure ai legali o ai consiglieri regionali, saltai dalla sedia. Era vero: su 140 mila capi abbattuti oltre il 97 per cento erano risultati sani alle indagini diagnostiche post mortem. Ed era vero anche, come poi è stato raccontato, che questi poveri animali venivano deportati al macello di Flumeri e le carni svendute alla multinazionale di Cremonini.

Sì, ma in concreto, poi, lei come si è mosso?

Ho preparato interrogazioni, ho inviato documenti e richieste di chiarimenti alla Commissione Europea ed ho organizzato persino un incontro con gli uffici tecnico-veterinari della Commissione con i consulenti scientifici degli allevatori, non fosse altro perché le metodologie diagnostiche erano più che discutibili visto che , ad esempio, il kit usato per la Tbc non era stato neppure validato dall’azienda produttrice all’Oie, la massima autorità veterinaria mondiale, per le bufale mediterranee.

Morale della favola?

A Bruxelles impera la burocrazia e si lavora, come dicevo, sulle relazioni che inviano da Napoli o da Roma. Immaginare che qualcuno possa scendere a Caserta e toccare con mano, purtroppo, è impensabile. Più o meno come è successo col Consiglio di Stato allorché era stato chiamato ad esprimersi sulla stessa materia.

Cioè?

Gli alti magistrati amministrativi avevano chiesto all’Istituto Superiore di Sanità (dopo che l’Istituto Zooprofilattico di Teramo, referente nazionale in materia, nazionale si era defilato), di esprimere un parere scendendo in campo, aprendo un confronto con la Regione Campania e gli allevatori ma alla fine si sono dovuti accontentare di una relazione, alquanto discutibile, frutto, se non il copia e incolla, di quella che avevano mandato da Palazzo Santa Lucia.

Ma per lei c’è o non c’è una speculazione che da Napoli o Salerno passa per l’Irpinia per transitare a Roma andata e ritorno?

Guardi, parlano i fatti. E le indagini giornalistiche come le vostre, che mi sembrano ben documentate, portano in quella direzione. Anche il fatto che le autorità veterinarie hanno temporeggiato per anni prima di consegnare i dati ufficiali sugli abbattimenti e l’hanno fatto solo in seguito alle pressioni di una inchiesta giudiziaria, è sospetto. Ma è anche sospetto che tra le righe e le colonne della smodata attività di abbattimenti manca un dato, pure richiesto, significativo: dove sono state abbattute queste bufale. Quali mandrie? Cioè qual è il perimetro epidemiologico nel quale sono state disposte le ordinanze di abbattimento a carico degli allevatori? Magari con quel dato alla mano capiremmo di più. Ho il sospetto che vi siano interessi che vanno al di là di quelli degli allevatori. Altrimenti non avrebbero chiuso in dieci anni oltre 300 aziende con danni per milioni e milioni di euro. Da quello che leggo sui giornali se ne sta occupando la magistratura di Santa Maria Capua Vetere. Vedremo.

La sento scettico…

Sa come vanno queste cose in Italia, ma sono fiducioso. L’opinione pubblica deve conoscere la verità. Quindi mi auguro che i tempi non siano biblici. Se ci sono responsabilità vanno perseguite in tempi ragionevoli, tanto più che anche il nuovo Piano Regionale per l’eradicazione di queste infezioni bufaline, anche questo calato dall’alto, si basa ancora e ostinatamente sugli abbattimenti. Ancora qualche mese così e Caserta, salvo qualche rarissima eccezione, potrà dire addio agli allevamenti di bufale e alla mozzarella di bufala dop. Altro che il 60 per cento della produzione nazionale. E qualcosa mi dice che ci sarà qualcuno che stapperà la bottiglia delle grandi occasioni. 

Cosa pensa delle iniziative degli allevatori?

Seguo con attenzione le marce di protesta, gli scioperi della fame e il grande impegno per far emerge i gravissimi danni che hanno e stanno subendo. Sono encomiabili. E mi auguro che le loro iniziative, anche amministrative e giudiziarie potranno rendergli giustizia, visto che i famosi indennizzi, per quei pochi che li hanno visti, sono da fame per chi ha investito e investe ogni anno centinaia e centinaia di migliaia di euro.

In Consiglio regionale il consigliere casertano Alfonso Piscitelli ha depositato la richiesta di istituzione di una commissione di inchiesta sul caso della vertenza bufalina casertana. Qual è la sua opinione?

Positiva. So che è stata sottoscritta da oltre 12 consiglieri, credo quasi tutti ci centrodestra e mi auguro che in questi giorni possano sottoscriverla anche altri, chiunque abbia a cuore la trasparenza e la verità. Penso che sia un’ottima cartina di tornasole. In aula, quando bisognerà metterla ai voti, sapremo effettivamente chi cerca la verità e chi invece asseconda certe dinamiche che, volendo essere buonisti, sono quanto meno discutibili, se non peggio.

De Luca, ma anche Speranza si limitano ad affermare che la Brucellosi e la Tbc bufalina vanno eradicate a qualunque costo e che se un animale risulta infetto va abbattuto. E’ un ragionamento corretto, o no?

Ha toccato il nervo scoperto, di quella che io definisco la commedia degli equivoci. E non so dirle se in buona o malafede. Non è possibile che un presidente di Regione e un ministro della salute non sappiano che i bufali risultati positivi agli accertamenti diagnostici per brucellosi o Tbc costituiscono il “caso” e vanno considerati solo “sospetti di infezione”. Invece sappiamo bene che per essere considerati e dichiarati ufficialmente infetti deve essere isolato il germe dell’infezione nella stessa mandria. Cioè ci vuole il caso confermato. Questo è l’abc dell’infettivologia veterinaria ed il professor Caporale, che è unanimemente considerato la massima autorità scientifica in materia l’ha spiegato chiaramente. Tuttavia a Caserta si abbattono i capi bufalini senza il caso confermato. E poi ci si soprende se il 97 per cento di questi poveri animali risulta sano alle indagini diagnostiche post mortem. Perché crede che il Consiglio di Stato sta sospendendo gli ordini di abbattimento in diversi allevamenti? 

E’ di questi giorni la notizia della firma di De Luca sotto una delibera che istituisce un Commissario Straordinario per la gestione del Piano di eradicazione. Che idea s’è fatto?

Ho avuto modo di leggerla e le dico subito che, a mio avviso, che quella delibera è illegittima. Parliamo di auto-commissariamento, capisce? E gli assessori? Li mandiamo a girarsi i pollici? Ma poi è un autogoal clamoroso.

In che senso?

In soldoni dice che c’è bisogno di un Commissario con i superpoteri, e vedremo a chi affideranno l’incarico, per due ragioni: perché c’è bisogno di creare sinergia tra i diversi livelli di attuazione del Piano e perché, guardando alle resistenze degli allevatori, vi sarebbero infiltrazioni della criminalità organizzata. Ma ci rendiamo conto? E’ come dire… non sono capace di gestire un bel niente e allora mi auto-commissario. E poi, come se non bastasse, aggiungono pure che, alla fine dei conti, sindaci anticamorra come Renato Natale o attivisti come Gianni Fabbris sono in qualche modo gestiti dalla camorra.

Beh, detta così…

Mi scusi, ma se lei fosse un camorrista, di quelli che sa fiutare l’affare, da che parte starebbe? Dove proverebbe ad infiltrarsi? Tra chi subisce o tra chi gestisce il potere? Ovviamente è un ragionamento e null’altro. Ma a rigor di logica…

Un pronostico?

Le rispondo con un auspicio. Che emerga la verità sul passato, che se ci sono responsabilità sul disastro vengano perseguite col massimo rigore e soprattutto che si rispettino le regole e la dignità degli imprenditori bufalini sani. Che sono la stragrande maggioranza. 

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