Bunker, armi e droga nel fortino dei Gionta: maxi-blitz dei Carabinieri a Torre Annunziata

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TORRE ANNUNZIATA – 7 luglio 2026. Un letto pronto all’uso, lenzuola pulite e un televisore. Non è l’arredo di un monolocale, ma il contenuto di uno dei due bunker scoperti nel cuore pulsante della camorra oplontina, il famigerato “rione delle carceri”. Un segnale inequivocabile che, nonostante i colpi subiti, l’organizzazione criminale non rinuncia a mantenere attiva la sua rete di protezione per i latitanti. L’alba di oggi ha visto le luci blu dei lampeggianti squarciare il buio dei vicoli del centro storico, in una vasta operazione di controllo del territorio che ha inflitto un nuovo, duro colpo a ciò che resta del clan Gionta.

L’operazione, condotta congiuntamente dai Carabinieri della compagnia locale, dal nucleo investigativo di Torre Annunziata e dagli specialisti dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria”, ha setacciato palmo a palmo i palazzoni del “quadrilatero”, un tempo considerata la roccaforte inespugnabile del clan fondato da Valentino Gionta. Proprio qui, nascosti tra le intercapedini dei fatiscenti edifici popolari, i militari hanno individuato due covi, rifugi a scomparsa progettati per inghiottire uomini in fuga e sottrarli alla giustizia. La scoperta di un ambiente arredato e pronto all’uso dimostra come la logistica del clan fosse ancora pienamente operativa, in attesa di “ospitare” qualche affiliato ricercato.

Ma il blitz non si è limitato a smantellare i nascondigli. Il bilancio del materiale sequestrato è quello di un vero e proprio arsenale, pronto a essere impiegato per difendere il territorio o compiere azioni criminali. I Carabinieri hanno rinvenuto e sequestrato ben quattro pistole. Due di queste, particolarmente insidiose, erano armi a salve modificate, private del tappo rosso di sicurezza, rendendole così indistinguibili da quelle vere e perfette per rapine e intimidazioni. A queste si aggiungono 195 proiettili di vario calibro e due caricatori, a testimonianza di una significativa potenza di fuoco a disposizione della malavita locale.

L’operazione ha inoltre colpito le fonti di finanziamento del clan, con il sequestro di 92 grammi di marijuana e di sostanza da taglio, segno di una florida attività di spaccio che continua a prosperare all’ombra dei palazzi. L’elemento forse più inquietante, però, riguarda la tecnologia utilizzata per il controllo militare del rione. È stato infatti rinvenuto un sofisticato sistema di videosorveglianza, composto da una microcamera e da un apparato di registrazione DVR. Un occhio elettronico puntato sulle strade di accesso al “quadrilatero”, installato per monitorare i movimenti delle forze dell’ordine e, come recita il gergo criminale, “evitare sorprese”.

Questo maxi-controllo dimostra ancora una volta come la lotta alla Camorra a Torre Annunziata si combatta metro per metro, mattone su mattone. La scoperta dei bunker e dell’arsenale nel rione delle carceri non è solo un successo operativo, ma la conferma che lo Stato continua a erodere spazi, fisici e simbolici, alle organizzazioni criminali, smantellando le infrastrutture che ne garantiscono la sopravvivenza e riaffermando la propria presenza anche dove la legge del clan ha regnato per decenni.

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