Procida, la truffa del finto carabiniere: a 13 anni “corriere” del crimine. Una storia di solitudine e infanzia negata

95

PROCIDA (NA) – C’è un’amara contraddizione che a volte si annida anche nei luoghi più incantevoli. Sull’isola di Procida, perla del Golfo di Napoli, baciata dal sole di un’estate che volge al termine, la cronaca nera si è tinta dei colori più tristi: quelli di un’infanzia rubata. Una storia dove il confine tra carnefice e vittima si fa labile, quasi scomparendo dietro gli occhi troppo adulti di un ragazzino di appena 13 anni.

Tutto ha inizio con un’ondata di telefonate che da giorni mette in allarme i residenti dell’isola. Il copione è sempre lo stesso, recitato da una voce ferma e autoritaria al telefono: “Signora, siamo i carabinieri. C’è stata una rapina in banca e dalle telecamere di sorveglianza si vede la sua auto. Deve dimostrare la sua innocenza”. È l’incipit della “truffa della finta rapina”, un raggiro studiato per colpire le persone più fragili, soprattutto gli anziani. La richiesta successiva è crudele nella sua assurdità: “Mostri al nostro collega che sta per arrivare i gioielli che ha in casa, così possiamo verificare che non siano quelli appena rubati”.

I Carabinieri della stazione locale, guidati dal Comandante, hanno immediatamente avviato una massiccia campagna di prevenzione, porta a porta, avvisando la popolazione. Un’azione che ha arginato il fenomeno, ma che, per la spietata legge dei grandi numeri, non ha potuto impedire che qualcuno cadesse nella trappola. Ed è proprio durante un servizio di pattugliamento, finalizzato a intercettare i responsabili, che i militari si imbattono in una scena che cattura la loro attenzione.

Non è un sospetto, ma un bambino. Un ragazzino solo, seduto su un muretto, lo sguardo perso nel viavai del porto. L’istinto dei carabinieri non è investigativo, ma protettivo. Temono si sia perso. Si avvicinano con delicatezza, ma il piccolo, che dimostra 13 anni, è schivo, quasi diffidente. Alle domande risponde a monosillabi. Dice di attendere un taxi, ma non sa o non vuole dire dove siano i suoi genitori. C’è qualcosa che non torna.

La svolta arriva quando, con riluttanza, apre il suo zainetto. All’interno, non ci sono libri o videogiochi, ma un tesoro che scotta: 1.550 euro in contanti e una manciata di gioielli d’oro. Il ragazzino non piange, non si giustifica. Il suo volto è una maschera imperscrutabile, un ossimoro vivente con quegli occhi da adulto intrappolati in un viso da bambino. Ai militari basta un attimo per comprendere: quel piccolo è appena stato il protagonista, l’esecutore materiale, di una truffa.

Le indagini, rapidissime, portano a individuare la vittima. È una donna di 83 anni, ancora sotto shock. Poco prima, aveva consegnato tutti i suoi averi, i ricordi di una vita, a quel ragazzino che avrebbe potuto essere suo nipote, convinta di aiutare le forze dell’ordine. La refurtiva le viene immediatamente restituita, un piccolo sollievo in un pomeriggio di grande amarezza.

Ma la storia più difficile da ricomporre è quella del 13enne. Accompagnato in caserma, emerge un quadro di desolante abbandono sociale. I genitori sono separati. Il padre è detenuto in carcere. Lui vive a Napoli, in un contesto difficile, con la nonna, la madre e una sorellina più piccola. Rintracciare un adulto responsabile si rivela un’impresa: la madre, dopo una lunga ricerca, viene localizzata in vacanza a Terracina. Alla fine, è la nonna a farsi carico del nipote.

Non essendo imputabile per la sua età, il ragazzo è stato affidato ai familiari. Ma il suo caso non finisce qui. La vicenda è stata segnalata alla Procura per i minorenni di Napoli, che dovrà valutare l’adozione di misure di sicurezza e, soprattutto, di un percorso sociale per tentare di recuperare un’esistenza già deragliata. È la fotografia di un’infanzia bruciata, di un’età in cui si dovrebbe giocare a “guardia e ladro” e che invece viene gettata in una realtà dove si è solo “merce” succulenta per una criminalità che non guarda in faccia a nessuno, nemmeno a un bambino.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome