Le ondate di calore hanno rappresentato un rischio mortale crescente, specialmente nei contesti urbani dove si formano le cosiddette ‘isole di calore’. Secondo le stime, in Italia questo fenomeno ha causato oltre 10.000 decessi in un anno, un dato che sottolinea l’urgenza di interventi mirati.
Durante l’estate, le superfici artificiali come asfalto e cemento si scaldano molto più velocemente delle aree naturali, accumulando grandi quantità di energia termica. Questo processo è particolarmente intenso nei centri urbani con una topografia complessa, come hanno evidenziato studi condotti da Cnr e Ispra su città come Napoli, Milano, Firenze e Roma.
La soluzione, come confermato da numerose ricerche scientifiche, risiede nell’incremento del verde urbano. Un recente studio pubblicato sulla rivista Nature Communications, che ha analizzato 9.000 aree urbane a livello globale, ha stabilito che la presenza di alberi può ridurre l’effetto ‘isola di calore’ fino al 50%.
Gli alberi agiscono su due fronti principali. Da un lato, creano un’efficace barriera naturale contro le radiazioni solari, impedendo che queste colpiscano direttamente gli edifici e le strade. Dall’altro, attraverso il processo di traspirazione, rilasciano vapore acqueo nell’atmosfera, contribuendo attivamente ad abbassare la temperatura dell’aria circostante.
L’impatto di questi meccanismi è quantificabile. Una ricerca ha dimostrato che con un aumento del solo 5% della copertura arborea a livello comunale, è possibile ottenere una riduzione della temperatura media superficiale di oltre mezzo grado Celsius. Complessivamente, le zone verdi sono in grado di compensare tra il 41% e il 49% del surriscaldamento potenziale che si verificherebbe in loro assenza.
Il fenomeno dell’isola di calore si manifesta quando le temperature all’interno di un’area urbana sono significativamente più elevate rispetto a quelle delle zone rurali o suburbane circostanti. Questo divario termico, causato principalmente dall’assorbimento di calore da parte delle superfici artificiali, è presente durante tutto l’anno ma diventa critico nei mesi estivi, quando la differenza tra il centro città e le aree esterne può raggiungere i 4-5 °C, con picchi registrati fino a 7 °C.
Questo problema ambientale ha anche profonde implicazioni sociali. Esiste una disuguaglianza nella distribuzione del verde urbano: i quartieri più ricchi sono spesso anche quelli con più parchi e viali alberati, mentre le aree residenziali più economiche e periferiche tendono a essere più cementificate e povere di vegetazione. Questa disparità non solo incide sulla qualità della vita, ma accentua anche le vulnerabilità delle fasce di popolazione più deboli di fronte alle ondate di calore.
In attesa di interventi urbanistici su larga scala, i cittadini possono adottare alcune strategie per proteggersi. Durante le giornate più torride, gli esperti hanno consigliato di evitare di uscire nelle ore centrali, tra le 11:00 e le 18:00. Per gli spostamenti necessari, è preferibile scegliere percorsi ombreggiati da viali alberati.
Per il benessere personale, è risultato fondamentale mantenere un’adeguata idratazione bevendo acqua regolarmente, anche prima di avvertire lo stimolo della sete. L’alimentazione gioca un ruolo chiave: è stato raccomandato di consumare cibi leggeri, freschi e ricchi d’acqua, come frutta e verdura di stagione, frazionando i pasti durante la giornata.














