Camorra, Cangiano: lo Stato c’è

Gimmi Cangiano, deputato di Fratelli d'Italia
Gimmi Cangiano, deputato di Fratelli d'Italia

CASERTA – Dopo l’arresto di Matteo Messina Denaro, il tema della lotta alle mafie da parte dello Stato torna al centro del dibattito politico. Ieri, tra l’altro, alla Camera dei Deputati si sono succeduti gli interventi in vista dell’elezione dei membri delle commissioni parlamentari Antimafia ed Ecomafie. Il deputato di Fratelli d’Italia Gimmi Cangiano (nella foto durante l’intervento di ieri alla Camera) fa il punto con Cronache sull’avanzamento della battaglia contro la criminalità organizzata  anche in provincia di Caserta.
L’ultimo boss stragista è stato arrestato. La mafia ha le ore contate?

Le organizzazioni criminali sono state colpite duramente dallo Stato ma la guerra, che è costata la vita a tanti magistrati, poliziotti, carabinieri, giornalisti e cittadini coraggiosi, non è finita. Dobbiamo evitare che le mafie rialzino la testa, a Palermo come a Caserta. Porteremo la commissione in Terra di Lavoro perché i cittadini onesti, la maggioranza, sentano la vicinanza fisica dello Stato e sappiano che un giorno la camorra sarà solo un ricordo.

Cosa è cambiato negli ultimi trent’anni nella lotta alle organizzazioni criminali?

È cambiato il modo in cui le mafie si rapportano con il tessuto economico e produttivo della società. Alla violenza con l’uso delle armi si è affiancato il ruolo dei colletti bianchi e dell’alta finanza. C’è un mondo sommerso che prova continuamente a reinventare se stesso per sfuggire alle maglie della legge, sempre più strette. Bisogna sostenere la magistratura e le forze dell’ordine nel delicato lavoro di smantellamento di questo sistema.
La camorra casertana è stata una delle più potenti e violente al mondo. Anche qui ci sono stati boss latitanti per decenni.

Nella nostra realtà per troppo tempo i clan si sono sostituiti allo Stato nella percezione di parte della popolazione, ma molti si sono rifiutati di ribellarsi perché credevano di non poterlo fare. Io provengo orgogliosamente da quella zona della provincia di Caserta che in maniera stupida e superficiale è stata etichettata come “terra dei Casalesi”. I veri casalesi, gli abitanti di Casal di Principe, sono persone perbene, costrette a combattere contro i pregiudizi. Vorrei che questa terra venisse ricordata come quella di don Peppe Diana.
Il cammino è ancora lungo?

In provincia di Caserta e in Campania c’è ancora molto lavoro da fare. C’è anche la mafia nigeriana, che ha tenuto in scacco per anni una delle zone più belle della regione, il litorale domizio. Solo la presenza costante dello Stato ha consentito al nostro popolo di non venire sopraffatto. Il mio pensiero va a Roberto Maroni, che da ministro degli Interni ideò il “modello Caserta”.
Il malaffare ha prosperato anche grazie a una controcultura che dipingeva lo Stato come un nemico.

E’ importante che le persone sentano la vicinanza delle istituzioni. La vera lotta alla camorra si fa ogni giorno nelle scuole, negli enti locali, nelle sezioni di partito. Non la fanno certo i soliti personaggi che fanno anticamorra dal divano, speculando sulla tragedia di chi ha perso con la vita combattendo. Paolo Borsellino diceva che politica e mafia sono due poteri che mirano al controllo dello stesso territorio. O si fanno la guerra o si mettono d’accordo. Noi abbiamo deciso di fare la guerra alla mafia sempre e comunque. Di non lasciare solo chi si ribella.

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