Camorra, l’intesa tra clan per i business dei terreni. Contatti tra gli Zagaria e Luigi Fragnoli

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Carlo Bianco e Luigi Fragnoli
Carlo Bianco e Luigi Fragnoli

CASAL DI PRINCIPE – Cosche diverse, ognuna con i propri interessi e territori in cui operare, a volte rivali ma accomunate dagli stessi brutali principi. Se c’è una base ideologica comune, distanze e differenze a parte, riconoscersi è facile e diventa naturale sostenersi e collaborare reciprocamente, almeno finché non emergono affari per cui potrebbero pestarsi i piedi. Proprio come sarebbe accaduto tra un uomo del clan Zagaria e un esponente di spicco (lo è stato) della malavita di Mondragone: Luigi Fragnoli, fratello del boss Giacomo (entrambi attualmente liberi).

Carlo Bianco, di Casal di Principe, legato alla cosca di Casapesenna, oggi per la Dda guidata da Carmine e Antonio Zagaria, sarebbe entrato in contatto con il mondragonese per organizzare un incontro con un imprenditore agricolo coinvolto in una delicata vicenda legata alla compravendita di un appezzamento nell’area dell’Agro caleno. Un passaggio che, secondo gli inquirenti, dimostrerebbe la capacità del clan Zagaria di attivare canali esterni e relazioni trasversali per intervenire anche in controversie economiche private.

La vicenda del terreno ruota attorno all’interesse del gruppo di Casapesenna a favorire l’acquisto di un fondo agricolo da parte di un imprenditore bufalino di Vitulazio. In questo contesto, Carlo Bianco avrebbe assunto un ruolo di intermediazione, attivandosi – su istanza di un sanciprianese, a sua volta contattato dal vitulatino – per risolvere una disputa tra lo stesso imprenditore e i precedenti titolari del fondo, riconducibili a una famiglia dell’Agro caleno.

Dalle intercettazioni emerge come Bianco si sia subito mostrato disponibile a ‘curare’ la trattativa, rassicurando gli interlocutori sulla possibilità di portare a termine l’operazione grazie al peso del clan sul territorio. In particolare, avrebbe garantito che l’affare si sarebbe concluso positivamente, anche attraverso forme di pressione e mediazione tipiche delle dinamiche criminali, arrivando a prospettare il versamento di somme di denaro per agevolare la cessione del terreno.

Gli incontri documentati dagli investigatori, avvenuti tra Casapesenna e Casal di Principe, mostrano come la trattativa fosse tutt’altro che occasionale: si discuteva di contratti di locazione già in essere, della possibilità di scioglierli anticipatamente e della necessità di ottenere il consenso di tutti i soggetti coinvolti. In questo quadro, Bianco avrebbe fatto leva sulla propria riconosciuta autorevolezza criminale per superare gli ostacoli e convincere le controparti.

Non solo. Dalle conversazioni captate emerge anche il riferimento a una vera e propria ‘messa a posto’ economica, una sorta di compensazione da riconoscere a chi avrebbe dovuto rinunciare al terreno, elemento che per gli investigatori rappresenta un chiaro indice di un approccio estorsivo alla vicenda.

È proprio in questo scenario che si inserisce il ruolo di Luigi Fragnoli. La sua figura, secondo gli inquirenti, si collocherebbe come anello di congiunzione tra diversi ambienti criminali: da un lato il clan Zagaria, dall’altro contesti malavitosi del litorale domizio. L’intervento del mondragonese sarebbe servito a facilitare i contatti e a garantire un canale diretto con i soggetti coinvolti nella controversia.

L’intera operazione, inoltre, si inserirebbe in un sistema più ampio di gestione delle compravendite di terreni, storicamente controllate dal clan Zagaria, con dinamiche che prevedono il pagamento di percentuali o l’intervento diretto per orientare gli affari. Un meccanismo che, secondo le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia richiamate negli atti, rappresenta una prassi consolidata nel territorio.

Questo spaccato emerge dalla complessa indagine condotta dai carabinieri di Casal di Principe, Caserta e del Ros, che, poco più di due settimane fa, ha portato all’arresto di Carlo Bianco, dei fratelli Zagaria e di altri indagati, tutti da considerare innocenti fino a un’eventuale sentenza di condanna irrevocabile.

Indirettamente, se la vicenda del terreno dovesse trovare pieno riscontro giudiziario, emergerebbe come Fragnoli, dopo aver scontato le sue pene, continui a rappresentare sul territorio un punto di riferimento criminale anche per altre cosche.

In questa direzione si inserisce anche un altro episodio emerso in un’indagine della Dda che ha portato in carcere, per estorsione, lo storico boss Giovanni Di Gaetano. Quest’ultimo avrebbe ricevuto nella propria abitazione di Pastorano Luigi Fragnoli e, insieme, avrebbero discusso della possibilità di avviare estorsioni ai danni di alcune imprese attive, nella primavera del 2025, a Mondragone. Prima di procedere, trattandosi di ditte dell’agro aversano, avrebbero valutato la necessità di ottenere il via libera da Alfonso Cacciapuoti, storico esponente legato agli Schiavone e riferimento del clan sul basso Volturno.

La speranza, logicamente, è che Fragnoli, Luigi e Giacomo, abbiano cambiato vita, spezzando i loro legami con la mafia. Speranza che però viene indebolita da queste risultanze investigative. Si tratta, allo stato, di episodi – la vicenda dei contatti con gli Zagaria e quella con Di Gaetano – che non hanno portato a contestazioni specifiche.

Anche il presunto contatto tra Bianco e Fragnoli non ha determinato, per quanto risulta, imputazioni dirette nella recente inchiesta: il mondragonese non figura nell’elenco degli indagati, ma per gli investigatori rappresenta un tassello significativo di quella rete di relazioni e interessi che continua a legare tra loro soggetti e ambienti riconducibili alla criminalità organizzata.

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