Camorra, scacco al clan Pesce-Marfella di Napoli

In manette otto esponenti di spicco della cosca: in sei accusati di traffico di stupefacenti e due dell’agguato nella sala scommesse. Arrestati anche gli esecutori dell’omicidio di Raffaele Pisa avvenuto a Pianura

NAPOLI – Colpo alle ‘casse’ gestite dal clan Marfella-Pesce. Gli inquirenti toccano un ‘nervo scoperto’: gli introiti degli stupefacenti. Il vero business nel quartiere di Pianura. Sei arresti all’alba di ieri per associazione finalizzata allo spaccio di droga, con l’aggravante di aver favorito la cosca. Indagini del 2016. Nessuno è considerato intraneo al gruppo malavitoso, si affrettano a dire dagli uffici della questura. Ma per gli inquirenti, ‘lavoravano’ con il placet dei Pesce-Marfella.

In quei mesi nessuno poteva spostare un grammo di cocaina senza l’avallo del clan. Indagini con attività tecniche della squadra mobile, diretta da Alfredo Fabbrocini. Non solo. Sul tavolo dei magistrati sono finite le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, che conoscono a menadito la macchina per la vendita degli stupefacenti al dettaglio. In carcere Giovanni Bellofiore, 35 anni, Alfonso Bruno, 43 anni, Rosario D’Angelo, 46 anni, Alfredo Foglia, 50 anni, Vincenzo Foglia, 29 anni e Salvatore Polverino, 51 anni. All’alba di ieri la squadra mobile ha eseguito l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip su delega della procura della Direzione distrettuale antimafia. Secondo i magistrati della Dda, “sono ritenuti gravemente indiziati di essersi associati tra loro, costituendo una stabile struttura organizzativa finalizzata al traffico di stupefacenti. Fatti commessi nel quartiere Pianura dal dicembre 2016, con l’aggravante di aver commesso il fatto allo scopo di agevolare le attività e gli scopi criminali dell’associazione camorristica denominata clan Marfella-Pesce”. La droga qui ha mosso da sempre cifre a doppi zero.

E le cosche si fanno in quattro per monopolizzare il traffico di stupefacenti. In quel periodo c’era un vero e proprio conflitto per la gestione delle piazze di spaccio. Era il 3 marzo del 2016, quando una persona a volto coperto tese un agguato ad Alfonso Bruno, Giovanni Bellofiore e Vincenzo Foglia.
L’assalto a colpi di pistola fallì solo perché la pistola del killer solitario si inceppò. Ma era solo l’inizio di una guerra per il controllo delle piazze di spaccio nei rioni popolari. Il quartiere di Pianura era una ‘trincea’. In quelle settimane le forze dell’ordine registrarono forti tensioni in diversi isolati. Gli investigatori spiegarono che erano ‘strascichi’ delle vecchie faide: rancori mai sopiti, odi che ribollono ad ogni ‘avvistamento’ in strada. Di fatto si sparano ‘a vista’, se si intercettavano.

Uno scontro senza esclusione di colpi, che è stato combattuto nei modi più disparati. Una guerra fisica, ma anche di nervi quella tra i Marfella-Pesce e gli scissionisti dei Mele, finalizzata ad affermare chi avrebbe dovuto essere al vertice della cupola pianurese per controllare il mercato della droga. Gli inquirenti hanno ricostruito numerosi episodi che dimostrano come qui, a Pianura, negli anni e a singhiozzo, si sia assistito a una vera e propria escalation. Ma anche oggi il quartiere Pianura è scosso da crescenti fibrillazioni tra gruppi, che si contendono le fiorenti piazze di spaccio. Anche se la mappa è cambiata e non ci sono più gli ‘equilibri’ del 2016. Nuove generazioni cercano di emergere nelle palazzine di edilizia popolare. Oggi, in particolare, sotto osservazione, sono finiti gli affiliati ai sodalizi Carillo-Perfetto e Esposito-Calone protagonisti di una guerra, che richiama alla mente proprio la faida tra i Marfella-Pesce e i ‘dissidenti’ dei Mele.

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