Caso Malagò, la FIGC rischia il commissariamento

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Cronache sport calcio
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La Giunta del CONI ha esaminato la questione relativa all’elezione di Giovanni Malagò alla presidenza della FIGC. Al centro del dibattito, svoltosi in un clima di forte tensione, vi è stato il presunto mancato tesseramento del presidente federale al momento della sua candidatura.

L’iniziativa è partita dal presidente del CONI, Luciano Buonfiglio, che ha presentato all’esecutivo una relazione dettagliata. Il documento ripercorre le tappe del caso, basandosi sulle conclusioni inviate il 14 settembre dal Procuratore Generale dello Sport, Ugo Taucer.

Secondo il Procuratore Taucer, il possesso di un tesseramento valido costituisce un requisito fondamentale per la candidabilità, in base ai Principi fondamentali del CONI. La sua analisi ha evidenziato che la FIGC, pur avendo recepito formalmente tali principi, non li avrebbe applicati nel caso specifico, configurando una potenziale violazione. Per questo, il CONI è stato chiamato a effettuare gli opportuni approfondimenti giuridici.

Durante la seduta, Giovanni Malagò, presente in qualità di membro CIO, ha preso la parola per esporre il suo punto di vista. Il presidente della FIGC ha integrato la cronistoria presentata da Buonfiglio, sottolineando l’assenza nel documento della posizione della Procura Federale di Giuseppe Chinè, che non ritiene necessario il tesseramento.

Malagò ha insistito sulla specificità dei requisiti di candidabilità della Federcalcio, l’unica a richiedere l’accredito da parte di una delle sue componenti come garanzia di appartenenza al mondo del calcio. Questo elemento, unito a una presunta ambiguità dell’articolo 29 dello Statuto CONI, compenserebbe la mancanza della tessera.

Il CONI ha ora intenzione di affidarsi a “giuristi di chiara fama” per determinare se sussista una violazione grave dell’ordinamento sportivo. La valutazione richiederà alcune settimane e non sarà demandata a un organo giudicante, ma a un gruppo di esperti esterni che forniranno un parere alla Giunta.

Se le violazioni venissero accertate come “gravi”, la Giunta potrebbe proporre al Consiglio Nazionale il commissariamento della FIGC. Il presidente Buonfiglio ha lasciato intendere di considerare la situazione seria, parlando di un “malfunzionamento” e della necessità di essere coerenti nel rispetto delle regole.

La vicenda ha creato una netta spaccatura, con alcuni membri della Giunta che hanno espresso perplessità sulla necessità di dover decidere tra le interpretazioni opposte di due importanti giuristi come Taucer e Chinè. La questione sembra così trascendere l’ambito puramente giuridico per entrare in una dimensione politica complessa.

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