Cavalli: una ricerca svela la loro doppia voce

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Nitrito cavalli
Nitrito cavalli
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Una nuova ricerca guidata da Elodie Briefer dell’Università di Copenaghen ha svelato una caratteristica unica dei cavalli: la capacità di emettere due suoni contemporaneamente, un fenomeno noto come bifonazione. Questa abilità li distingue in modo netto nel mondo dei mammiferi.

Il tipico nitrito di un cavallo è infatti composto da due elementi sonori distinti, generati in modo diverso. Il primo è un suono profondo, prodotto dalla vibrazione delle corde vocali al passaggio dell’aria, un meccanismo comune alla maggior parte dei mammiferi, esseri umani inclusi. Il secondo è un “fischio” acuto, che nasce invece dal passaggio dell’aria attraverso una stretta apertura.

Per comprendere l’origine di questo doppio suono, il gruppo di ricerca ha condotto osservazioni su cavalli e realizzato esperimenti utilizzando laringi equine. Come spiegato dalla stessa Briefer, i suoi coautori hanno soffiato aria attraverso le laringi isolate. Inizialmente, sono riusciti a produrre solo il tono grave.

Dopo diversi tentativi, il team ha però ottenuto anche il suono ad alta frequenza, dimostrando che entrambi i toni hanno origine nella laringe stessa e non, come avviene nel fischio umano, dalle labbra. La componente acuta del nitrito è generata dalla contrazione delle cartilagini situate sopra le corde vocali, che crea un’apertura specifica per il passaggio dell’aria.

Per confermare che il tono acuto fosse un vero e proprio “fischio”, i ricercatori hanno utilizzato un ingegnoso esperimento. Hanno soffiato attraverso le laringi due gas con proprietà fisiche diverse: aria ed elio. La fisica del suono prevede che la frequenza di un fischio cambi a seconda del gas in cui si propaga, mentre un suono prodotto dalla vibrazione di un tessuto biologico rimanga invariato.

I risultati hanno confermato l’ipotesi. Quando il team ha emesso il tono grave e ha sostituito l’aria con l’elio, la frequenza non ha subito alcuna variazione, provando che la sua origine era la vibrazione delle corde vocali. Al contrario, quando è stato emesso il tono acuto e si è passati all’elio, la sua frequenza è aumentata significativamente.

Questa prova ha dimostrato in modo inequivocabile che il suono acuto è un “fischio” dipendente dal mezzo gassoso e non dalla vibrazione di un tessuto. È importante notare che questo meccanismo è diverso dal cosiddetto “effetto Paperino”, che deriva da un cambiamento nella risonanza del suono all’interno del tratto vocale riempito di elio, e non dalla sorgente sonora stessa.

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