La Regione Sardegna ha avviato un piano di rilancio per le attività produttive e industriali dell’isola, stanziando investimenti per oltre 200 milioni di euro. Le risorse saranno destinate ai consorzi industriali provinciali, con l’obiettivo di valorizzare le filiere locali e rendere il territorio più competitivo.
“I consorzi industriali provinciali possono e devono diventare centrali per lo sviluppo delle diverse attività produttive in Sardegna”, ha dichiarato Emanuele Cani, assessore regionale dell’Industria. “Come Regione stiamo favorendo l’attrattività di queste aree attraverso la realizzazione di nuove infrastrutture e il rafforzamento di quelle esistenti”. Gli interventi non si limiteranno ai consorzi, ma includeranno anche le aree per gli insediamenti produttivi (Pip) e le zone industriali di interesse regionale (Zir).
Il piano prevede il potenziamento delle infrastrutture strategiche, come reti viarie, collegamenti digitali, sistemi di approvvigionamento idrico ed energetico, per creare un ambiente favorevole all’insediamento di nuove imprese e al consolidamento di quelle già presenti. “L’Assessorato dell’Industria crede molto nella valorizzazione dei consorzi. In questi due anni lo abbiamo dimostrato riversando sulle aree industriali risorse per oltre 200 milioni di euro”, ha aggiunto l’assessore Cani, anticipando che altri fondi saranno stanziati in futuro.
Una parte significativa di questa strategia di sviluppo riguarda il settore lapideo. La Sardegna conta attualmente 73 cave attive, di cui 48 dedicate all’estrazione di granito, 12 a calcari e marmi, 10 a basalti e trachiti, e altre a lastrati e arenaria. Questo comparto, che impiega circa un migliaio di lavoratori diretti e genera un indotto di pari valore, rappresenta una filiera storica per l’economia sarda.
Il rilancio di un’industria estrattiva solleva interrogativi sul suo impatto ambientale e sulla sostenibilità a lungo termine. Se da un lato la Regione punta a sfruttare il potenziale economico del settore, guardando ai mercati internazionali, dall’altro resta aperta la discussione sulla gestione del territorio e sul recupero ambientale delle aree interessate dalle attività di estrazione.
L’assessore Cani ha sottolineato il contesto nazionale e internazionale: “L’Italia è il secondo esportatore al mondo di materiali lapidei e il primo per quanto riguarda le tecnologie. È una filiera che genera un fatturato di oltre 4,5 miliardi di euro, con 3.200 aziende e 34mila addetti”. In questo quadro, la Regione Sardegna intende promuovere un comparto che, dopo una crisi passata, mostra segnali di ripresa e promette proiezioni di sviluppo incoraggianti. La sfida sarà conciliare questa crescita economica con la tutela del prezioso patrimonio paesaggistico e naturale dell’isola.













