Clan dei Casalesi, condanne per il gruppo Mezzero. Il passato di mafia e sangue diventa un vantaggio per il boss

Pene ridotte per sei imputati dopo l'accordo con la Procura generale. Il nipote Michele condannato a più anni dello zio.

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Il boss Antonio Mezzero, Andri Saphiu, Michele Mezzero, Carlo Bianco e Pietro Di Marta
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GRAZZANISE – Quattordici anni in primo grado, 3 anni e 4 mesi in Appello, in continuazione. È la nuova pena stabilita per Antonio Mezzero nel processo nato dall’inchiesta della Dda sulla presunta ripresa dei suoi affari criminali dopo che, nel 2022, era tornato in libertà, avendo trascorso oltre un quarto di secolo consecutivo in cella.

Il dato del verdetto colpisce anche per un apparente paradosso: il suo lungo passato di mafia e sangue potrebbe aver finito per garantirgli uno sconto di pena. Le nuove condotte criminali sarebbero state considerate, attraverso il riconoscimento della continuazione, una prosecuzione di quelle che lo avevano tenuto in carcere per oltre 25 anni. Insomma, una lunga carriera criminale potrebbe aver contribuito a determinare una pena sorprendentemente contenuta. Per comprendere esattamente questo meccanismo sarà necessario esaminare il calcolo effettuato dai giudici.

Il verdetto per il boss e altri cinque imputati è arrivato attraverso il concordato in Appello: le difese hanno raggiunto un accordo con la Procura generale, rinunciando ai restanti motivi di impugnazione.

Mezzero, originario di Brezza e trasferitosi a Santa Maria Capua Vetere, è assistito dagli avvocati Alberto Martucci e Nicola Quadrano.

La pena più alta tra le sei posizioni definite è quella del nipote Michele Mezzero, di Grazzanise, detto ‘o Malese: 5 anni e 2 mesi, contro gli 8 del primo grado. Difeso dall’avvocato Nello Sgambato, secondo l’accusa avrebbe svolto un ruolo di collegamento tra lo zio e altri soggetti della criminalità organizzata.

Carlo Bianco, di Casal di Principe, assistito dagli avvocati Pasquale Diana e Saverio Campana, passa da 5 anni a 3 anni e 8 mesi per la vicenda della presunta estorsione legata alla compravendita di un capannone nell’Agro caleno. Il suo nome è emerso anche in un’altra recente indagine della Dda sulla cosca Zagaria, nella quale veniva indicato dagli investigatori come punto di riferimento degli ambienti mafiosi di Casapesenna.

Per Pietro Di Marta, di Vitulazio, assistito dall’avvocato Giuseppe Stellato, la pena scende da 5 anni a 3 anni e 4 mesi. Andri Spahiu, di Capua, assistito dall’avvocato Stefano Vaiano, ottiene 3 anni e 8 mesi, contro i 5 precedenti. Pasquale Natale, di Bellona, difeso dall’avvocato Carlo De Stavola, passa da 3 anni e 4 mesi a 3 anni e un mese in continuazione. Di Marta, Spahiu e Natale erano coinvolti nel filone sulle presunte pressioni esercitate su una coppia affinché lasciasse un immobile a Bellona. Nell’inchiesta figurava anche un episodio incendiario.

I carabinieri del Nucleo investigativo di Caserta, coordinati dal pubblico ministero Vincenzo Ranieri della Dda di Napoli, avevano ricostruito presunte estorsioni e intimidazioni. Mezzero, secondo l’indagine, restava un riferimento di spicco nel clan dei Casalesi proprio per la sua storia mafiosa. Elio Diana, altro storico esponente dell’organizzazione, che ha terminato di scontare la propria pena ed è tornato in libertà, si sarebbe recato da lui a Santa Maria Capua Vetere. Gli investigatori avevano inoltre intercettato conversazioni tra i due sulla riorganizzazione del clan.

Erano emersi anche presunti affari con un uomo di San Cipriano d’Aversa, coinvolto in altri procedimenti per estorsione. Gli investigatori avevano inoltre rilevato contatti con ambienti vicini agli Zagaria e l’attesa, in quel periodo, per il ritorno in libertà di Alfonso Cacciapuoti, storico sodale di Mezzero nell’area di Grazzanise. Una scarcerazione poi avvenuta nel 2023.
Un imprenditore sammaritano aveva infine raccontato di essere stato avvicinato da un presunto emissario del boss, descrivendo un clima di paura tra gli operatori economici. È sullo sfondo di queste accuse che spicca la nuova pena di Mezzero: il concordato è previsto dalla legge, ma la distanza dai 14 anni del primo grado merita di essere spiegata nei suoi precisi passaggi giuridici.

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