Clan dei Casalesi e affari. Sotto chiave il ‘tesoro’ di Magliulo

Sequestrati beni per oltre 3 milioni di euro: 11 immobili, tre aziende, una barca e 33 conti e rapporti finanziari

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Magliulo, Dante Apicella e Nicola Schiavone
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CASAL DI PRINCIPE – La lotta alla mafia non si esaurisce con gli arresti. Per colpire le organizzazioni criminali occorre aggredirne anche i patrimoni, sottraendo le risorse economiche che ne alimentano il potere e impedendo che i proventi delle attività illecite continuino a produrre ricchezza. È in questa strategia che si inserisce l’ultima operazione della Direzione investigativa antimafia. L’attività ha portato, ieri mattina, al sequestro di beni per oltre 3 milioni di euro riconducibili all’imprenditore Antonio Magliulo, alias Bangkok, ritenuto vicino alla fazione Schiavone dei Casalesi.

Gli agenti della Dia hanno eseguito il provvedimento emesso dalla sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere – presieduta dalla giudice Giovanna Napoletano, con Michele Caroppoli relatore ed estensore – su proposta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli e della stessa Dia.

Sotto chiave sono finiti 11 immobili, tre attività imprenditoriali, tre beni mobili registrati, tra cui un motoscafo di circa 15 metri, e 33 rapporti finanziari, intestati all’imprenditore e ad alcuni familiari.

La condanna in primo grado

Magliulo era stato arrestato nel 2022 nell’ambito di un’indagine condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo di Caserta e dalla Dia, incentrata sui rapporti tra il clan dei Casalesi e il mondo imprenditoriale.

Al centro degli accertamenti, le imprese che avrebbero orbitato intorno a Dante Apicella, detto Damigiana, e le presunte infiltrazioni dell’organizzazione criminale in alcuni appalti di Rete ferroviaria italiana. L’inchiesta ha portato la Procura di Napoli a contestare a Magliulo il reato di associazione mafiosa. Processato con rito abbreviato, l’imprenditore è stato condannato nel 2023, in primo grado, a 8 anni e 10 mesi di reclusione. La sentenza non è definitiva e nei prossimi mesi sarà celebrato il processo d’appello.

I legami con il clan

Secondo la ricostruzione investigativa, Magliulo avrebbe intrattenuto uno storico rapporto con i Casalesi, fornendo fin dai primi anni Duemila un contributo continuativo alle attività del clan. In particolare, si sarebbe occupato della fornitura di materiali edili alle imprese aggiudicatarie di appalti pubblici controllati dall’organizzazione, garantendo anche risorse finanziarie ai suoi esponenti. Le aziende sarebbero state utilizzate per trasferire denaro attraverso il cambio di assegni e le fatturazioni fittizie, mentre alcuni locali avrebbero ospitato riunioni tra affiliati.

La ‘sproporzione’

A sostenere il sequestro sono anche gli accertamenti patrimoniali della Dia, che hanno evidenziato una sproporzione tra i redditi dichiarati e le disponibilità economiche del nucleo familiare. Il Tribunale ha ricostruito entrate, spese e investimenti dal 2005 al 2023, rilevando redditi disponibili complessivi per circa 389mila euro e uno squilibrio tra entrate e uscite di circa 280mila euro. Il collegio ha inoltre ritenuto che alcuni acquisti effettuati dai familiari non fossero giustificati dai redditi di cui disponevano.

I beni sequestrati

Il patrimonio sequestrato comprende una casa in via San Martino, a Casal di Principe, intestata a Magliulo, tre immobili in via Paul Harris, a San Nicola la Strada, riconducibili alla moglie Giuseppina Mottola, e un’unità immobiliare in via Vaticale, a Casal di Principe, che risulta a nome del figlio Umberto.

Altri cinque immobili risultano intestati al fratello Fabio Magliulo: uno in via Vaticale, a Casal di Principe, e quattro in via Pietro Musone, a Casapulla. Nell’elenco figura anche un terreno a Casal di Principe, in località Quadrupane o Pizzitallo, intestato alla Marco Edilizia Srl.
Tra i beni mobili registrati spicca un’imbarcazione da diporto Pershing 48, intestata al padre Umberto Magliulo e al fratello Fabio. A quest’ultimo risultano intestate anche una Mercedes-Benz e una Smart.

Il provvedimento comprende inoltre le partecipazioni societarie e i complessi aziendali della Edil Mascia Sas di Sciallis Teresa & C., della Marco Edilizia Srl e della ditta individuale AM Car di Magliulo Antonio.

Sul fronte finanziario, il sequestro interessa conti correnti, depositi bancari e postali, fondi di investimento, titoli, obbligazioni, buoni fruttiferi e polizze assicurative. I rapporti risultano intestati, oltre che all’imprenditore, alla moglie Giuseppina Mottola, al figlio Umberto, ai genitori, al fratello Fabio e alla cognata Alessandra Zippo.

Antonio Magliulo è assistito dagli avvocati Pasquale Diana e Carlo De Stavola. Il sequestro non è definitivo, così come la condanna di primo grado. Resta ferma la presunzione di innocenza dell’imprenditore fino a un’eventuale sentenza irrevocabile, mentre il provvedimento patrimoniale non implica responsabilità penali per i familiari.

La rete di imprese per controllare gli appalti

CASAL DI PRINCIPE – Un sistema di imprese utilizzate per controllare gli appalti pubblici e far arrivare denaro nelle casse del clan dei Casalesi. È il quadro ricostruito attraverso le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, che hanno indicato Antonio Magliulo, titolare della Edil Mascia, tra gli imprenditori legati a Dante Apicella, ritenuto uno dei principali referenti dell’organizzazione nella gestione dei lavori pubblici.

Nicola Schiavone, figlio del capoclan Francesco Sandokan Schiavone, nel verbale del novembre 2018 raccontò che sarebbe stato proprio Apicella a favorire l’inserimento dell’impresa di Magliulo nel circuito delle aziende destinatarie di lavori e forniture. Un rapporto che, secondo il collaboratore, avrebbe contribuito alla crescita dell’attività.

Anche Francesco Barbato, detto Ciccio ‘o sbirro, indicò la Edil Mascia tra le imprese riconducibili di fatto ad Apicella. Luigi D’Ambrosio, altro collaboratore di giustizia, riferì invece di incontri tra esponenti del clan e imprenditori nel deposito dell’azienda, utilizzato, secondo il suo racconto, anche per discutere della distribuzione degli appalti.

A descrivere il meccanismo fu inoltre il collaboratore Mario Iavarazzo, che attribuì ad Apicella il ruolo di intermediario tra imprese e organizzazione criminale, con la raccolta di somme provenienti dalle estorsioni e dalle assegnazioni dei lavori.

Dichiarazioni confluite nel procedimento che ha portato, nell’ottobre 2023, alla condanna di Magliulo da parte del giudice del Tribunale di Napoli per partecipazione al clan dei Casalesi. Secondo la ricostruzione accolta in quella sentenza, l’imprenditore e la sua azienda erano inseriti nel sistema gestito da Apicella, attraverso il quale sarebbero stati trasferiti fondi all’organizzazione anche mediante cambi di assegni e false fatturazioni.

Il verdetto del 2023 rappresenta uno dei passaggi della vicenda giudiziaria (a breve ci sarà l’Appello). Ieri, intanto, è arrivato il provvedimento del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere che ha disposto il sequestro di beni per un valore di circa tre milioni di euro riconducibili a Magliulo.

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