Contanti al figlio di Sandokan: la rete del denaro agli Schiavone

Ivanhoe ripreso in auto mentre riceve una mazzetta: a consegnarla secondo D’Angelo un uomo legato al clan

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Ivanhoe Schiavone mentre riceve una mazzetta di banconote da 200 euro
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CASAL DI PRINCIPE – – Il fratello maggiore, Nicola, si era pentito. La madre, Giuseppina Nappa, l’altro fratello Walter e le sorelle avevano aderito al programma di protezione. Carmine ed Emanuele Libero no: erano in cella. E il padre, il capoclan Francesco Schiavone Sandokan, era al 41 bis. Come si manteneva, in quel periodo, Ivanhoe Schiavone, rimasto a Casale? Secondo gli investigatori, qualcuno gli consegnava periodicamente del denaro. Chi?

Il profilo di un uomo che avrebbe sborsato quei soldi emerge nell’inchiesta che ha già portato all’arresto di Pasquale Apicella, detto ’o bellomm, storico esponente del clan e marito di Maria Giuseppa Cantiello, sorella di Salvatore e Vincenzo Cantiello, anch’essi indicati dalla Dda come legati al clan. Mentre indagavano – era il 2023 – sul presunto ritorno alle attività criminali di Apicella dopo una lunga detenzione, con il sostegno della consorte, i carabinieri della Compagnia di Casal di Principe hanno individuato quella persona come un possibile canale di approvvigionamento economico per Ivanhoe.

Sono passati tre anni e in casa Schiavone sono cambiate diverse cose. Gli elementi raccolti mostrerebbero però, secondo gli investigatori, gli ingranaggi di un meccanismo che va oltre il 2023: un paradigma capace di funzionare prima e di resistere dopo, attraverso persone legate alla famiglia, talvolta insospettabili, che farebbero arrivare denaro a chi è vicino a Sandokan.

Uno spaccato investigativo importante per comprendere il funzionamento del sistema, al di là delle persone che lo animavano in quella fase e degli sviluppi successivi.

Negli atti vengono ricostruiti i frequenti contatti tra Ivanhoe Schiavone e quell’uomo, oggi poco più che quarantenne, ritenuto uno dei riferimenti attraverso cui arrivavano soldi agli Schiavone.

In una conversazione, il giovane Schiavone lo contatta e gli chiede dove si trovasse. Lo cerca ‘per farsi pagare un caffè’ e, oltre al caffè, chiede anche ‘un panino’. L’uomo risponde che dipende dal tipo di ‘panino’ che gli serve. I due si accordano quindi per vedersi più tardi, perché l’interlocutore si trova in provincia di Napoli.

Un altro episodio risale all’agosto del 2023, cinque mesi dopo quella conversazione sul ‘caffè’ e sul ‘panino’. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, Ivanhoe Schiavone, a bordo di un’auto, avrebbe ricevuto dal quarantenne, senza alcuno scambio di parole, una mazzetta di denaro composta da banconote da 200 euro.

Da dove provenivano quei soldi? Perché gli venivano consegnati? E quelle richieste di un ‘caffè’ e di un ‘panino’ avevano un significato diverso da quello letterale? Sono gli interrogativi che emergono dalla lettura degli atti.

L’uomo indicato come autore della consegna compare anche nelle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Vincenzo D’Angelo. Secondo il pentito, avrebbe rapporti con il clan dei Casalesi e, in particolare, proprio con la famiglia Schiavone. In passato avrebbe gestito una bisca insieme a Ivanhoe Schiavone, allo stesso D’Angelo, al proprietario dell’abitazione e a Salvatore Diana, detto Zecchinetta, recentemente finito sotto inchiesta per un presunto giro di truffe milionario.

D’Angelo aggiunge che l’uomo, oltre a procurare persone da coinvolgere nelle presunte truffe legate alle pratiche dei bonus edilizi, sarebbe stato vicino alla famiglia di Valter Schiavone, zio di Ivanhoe e anch’egli detenuto al 41 bis. In particolare, avrebbe ricevuto per molti anni, almeno fino al 2016, una quota di denaro proveniente da una società che si occupava di prodotti sanitari e ortopedici, per poi trasferirla ai familiari di Valter Schiavone.

Il quadro delineato dagli investigatori è quello di una rete di rapporti e sostegni economici che avrebbe consentito a persone legate al clan di continuare a operare nonostante gli arresti e le confische.

Nel frattempo, Ivanhoe Schiavone è stato arrestato in un distinto procedimento relativo ad alcuni appezzamenti di terreno, estraneo all’indagine su Apicella. Secondo l’accusa, si tratterebbe di proprietà riconducibili al padre e intestate a prestanome. Ivanhoe avrebbe deciso di farle vendere dagli intestatari formali a imprenditori di Casale per ricavarne denaro.

Dal 2023 sono cambiate anche altre cose. Francesco Schiavone Sandokan ha tentato di collaborare con la giustizia, ma la Procura di Napoli ha ritenuto che il percorso non fosse genuino. Emanuele Libero, tornato in libertà, è subito rimasto coinvolto in uno scontro legato al mondo della droga con alcuni esponenti dei Bidognetti, finendo nuovamente in carcere.

Le ricostruzioni investigative e le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia dovranno essere vagliate nelle sedi giudiziarie. Le responsabilità delle persone coinvolte restano da accertare.

Per ora restano le immagini descritte negli atti: una mazzetta di banconote da 200 euro consegnata senza parlare. Un passaggio che, nella lettura degli investigatori, apre uno spiraglio sulle reti di sostegno economico del clan. È su queste disponibilità, su chi fa arrivare il denaro e mantiene i collegamenti, che si concentra, oggi, una parte decisiva del contrasto alla mafia.

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