Conte non può cacciare i dissidenti

I frondisti Brambilla e Muscarà per ora sono intoccabili. Alle Comunali di Napoli, Caserta e Benevento è faida per il vessillo dei 5 Stelle. Nel M5S nessuno ha il potere giuridico su sanzioni disciplinari e simbolo

Napoli – I dissidenti del M5S hanno deciso di non fare più sconti ai vertici grillini e sono disposti a tutto pur di impedire che l’alleanza giallorossa vada a buon fine perfino a ricorrere alle vie legali pur di ottenere l’utilizzo del simbolo per le proprie liste di disturbo a Napoli. Per i big guidati da Giuseppe Conte ci sono problemi ovunque. Nella città del Vesuvio non essendo riusciti ad impedire l’accordo per le Amministrative o in Calabria dove sono preoccupati dell’evoluzione delle candidature per le Regionali e da un lato, se al di là delle primarie il centrosinistra presenterà un candidato unitario sembrano pronti a convergere e, dall’altro potrebbero lasciarsi convincere a sostenere il sindaco di Napoli uscente Luigi De Magistris. Indietro non si torna e chi ha deciso di non sposare la causa pentapiddina deve solo augurarsi di non essere espulso prima di aver chiesto l’utilizzo del simbolo per le liste dei 5 Stelle ‘puristi’ legati al Movimento delle origini. La querelle tra Conte e Csaleggio per la ‘proprietà’ dell’elenco degli iscritti, ha concesso ai dissidenti qualche settimana in più per organizzarsi, ma dopo la decisione del garante della privacy che ha intimato al numero uno di Rousseau di consegnare l’elenco, bisogna correre. La partita campana che vede protagonisti a Napoli il consigliere regionale Marì Muscarà, il consigliere comunale Matteo Brambilla, consiglieri di Municipalità e attivisti, contrari all’accordo col Pd, si gioca al suono del ticchettio dell’orologio: ricorrere ad un giudice per ottenere il via libera ad utilizzare il simbolo con le 5 Stelle per sostenere un candidato proprio alle Amministrative, che verrà scelto dalla base su Rousseau, e non Gaetano Mnafredi, può avere senso adesso che il caos regna sovrano. L’investitura a leader di Conte non è effettiva perché secondo il regolamento del Movimento spetta agli iscritti e non al garante eleggere il proprio ‘capo politico’. Tale votazione non c’è stata. Ciò significa che un’azione sanzionatoria, che può culminare nell’espulsione, può essere irregolare. I buoni propositi di Conte di rilanciare il M5S e modificare regolamento e statuto si sono infranti quando si è consumato lo strappo cin Casaleggio poiché i grillini non hanno più una piattaforma da utilizzare per coinvolgere la base. Ciò significa che finché ogni cambiamento non verrà ratificato dalla rete, il giusto tra dissidenti e filocontiani sta nel mezzo. “Non c’è un direttorio né un capo politico riconosciuto – ha detto Brambilla – chi decide a chi dare il simbolo?”. Probabilmente, anche se il consigliere preferisce escluderlo, sarà un giudice. I dissidenti, hanno le loro ragioni anche se c’è chi come la capogruppo in consiglio regionale Valeria Ciarambino, non vuole riconoscergliele. “Capisco che ci può essere la nostalgia dell’opposizione – ha affermato – ma ora è il momento di fare uno scatto di crescita e di porci come forza di governo, nell’esclusivo interesse di Napoli e dei napoletani”. Peccato che più che un’operazione nostalgia quella dei dissidenti sia una battaglia identitaria. Il problema è che i valori fondanti del M5S – tra cui il no alle alleanze e mai col Pd – sono stati disconosciuti per volere di una parte dei grillini mentre l’altra parte per ‘credo’ e convinzione, e non per nostalgia, non lo ha digerito. Una mediazione pacifica è possibile? Pare di no. Gli stessi problemi vissuti a Napoli si stanno propagando tra i meet-up di Caserta, Salerno e Benevento, grandi città al voto in ottobre. Preferiscono non entrare a gamba tesa in questo dibattito i grillini già ‘cacciati’ come la senatrice Luisa Angrisani o l’eurodeputato Pier Nicola Pedicini. Ma nessuno fa mistero, tre gli ex M5S, di attendere con ansia la fine di questa vicenda. Nella speranza di fondare, insieme a Casaleggio, Alessandro Di Battista e dissidenti vari, un nuovo Movimento.

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