Covid, ‘Notte vaccini’ al Policlinico di Bari: 3mila somministrazioni

Foto Ufficio Stampa Commissario Covid 19/ LaPresse

BARI – Quasi 3mila vaccinazioni in meno di 24 ore. È il risultato della “Notte dei vaccini” organizzata dal Policlinico di Bari. Gli ambulatori ospedalieri, in tutto 42 punti vaccinali, hanno aperto le porte dalle otto del mattino fino a mezzanotte. Le somministrazioni delle dosi sono state riservate a pazienti oncologici, oncoematologici, donne con tumori ginecologici, pazienti in radioterapia e in chemioterapia, persone affette da malattie rare in cura presso le unità operative del Policlinico di Bari. Con loro a ricevere il vaccino sono stati anche i caregiver i cui nominativi erano stati già preventivamente individuati e comunicati dagli stessi pazienti oncologici e trapiantati. In agenda erano stati fissati circa 2800 appuntamenti.

La direzione strategica dell’azienda ospedaliero-universitaria aveva disposto l’apertura notturna degli ambulatori, subito dopo la comunicazione arrivata dalla Regione Puglia della disponibilità di dosi, per accelerare la campagna di immunizzazione.

In occasione della “notte dei vaccini” sono state completate le vaccinazioni contro il Covid19 destinate ai pazienti affetti da patologie tumorali in cura presso il Policlinico di Bari e ai rispettivi caregiver. In circa tre mesi l’azienda ospedaliero-universitaria ha effettuato oltre 30mila vaccinazioni tra operatori sanitari (individuato nella fase 1), personale universitario e pazienti fragili.

“Abbiamo messo in campo tutte le risorse di personale disponibili per la vaccinazione: oltre 200 operatori sanitari organizzati in team multidisciplinari, con la presenza sia di igienisti sia di oncologi, per dare maggiori garanzie di sicurezza e di tranquillità nella somministrazione della profilassi vaccinale – spiega il direttore generale del Policlinico di Bari, Giovanni Miglioremedici, infermieri e operatori sanitari hanno vaccinato senza sosta su più turni per 16 ore di seguito: uno sforzo importante per mettere in sicurezza i pazienti più fragili”.(LaPresse)

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