Il tennis italiano ha spesso parlato con un accento romano, specialmente sui palcoscenici più importanti del mondo. Una tradizione di campioni, cresciuti sui campi della Capitale, ha segnato la storia dei tornei del Grande Slam, creando un’eredità che oggi ispira nuove generazioni. Flavio Cobolli è l’ultimo esponente di questa scuola, un giovane talento che porta sulle spalle il peso e l’onore di un passato glorioso.
Prima di lui, tre tennisti romani hanno raggiunto l’ultimo atto di un Major, scrivendo pagine indimenticabili di sport.
Il capostipite di questa dinastia è stato Nicola Pietrangeli. Sebbene nato a Tunisi, è diventato romano d’adozione fin da ragazzo, legando indissolubilmente il suo nome ai circoli tennistici capitolini. Con la sua eleganza e un rovescio magistrale, Pietrangeli ha dominato la scena internazionale tra gli anni ’50 e ’60, trasformando il tennis in un fenomeno popolare in Italia.
Ha conquistato per due volte consecutive il Roland Garros, nel 1959 e nel 1960, e ha disputato altre due finali a Parigi. La sua figura è diventata un’icona, un punto di riferimento per chiunque volesse impugnare una racchetta.
Anni dopo, il testimone è passato ad Adriano Panatta, un altro romano doc dal carisma travolgente. Il suo 1976 è rimasto impresso nella memoria collettiva: un’annata magica in cui ha trionfato prima agli Internazionali d’Italia e poi al Roland Garros. In quell’edizione dello Slam parigino, ha compiuto l’impresa di battere Björn Borg, l’unico a riuscirci sulla terra rossa francese.
La vittoria di Panatta ha rappresentato un’esplosione di gioia per l’Italia intera e ha consolidato il legame speciale tra Roma e la gloria tennistica, dimostrando che il successo di Pietrangeli non era stato un caso isolato.
Per decenni, nessun altro tennista italiano è riuscito a eguagliare tali imprese. Poi è arrivato Matteo Berrettini. Cresciuto tennisticamente a Roma, ha riportato l’Italia in una finale Slam maschile dopo 45 anni. Nel 2021, sull’erba più prestigiosa del mondo, ha raggiunto la finale di Wimbledon, un traguardo storico per il nostro tennis.
Nonostante la sconfitta contro Novak Djokovic, la sua cavalcata ha riacceso la passione di milioni di tifosi e ha mostrato a una nuova generazione che sognare in grande è possibile. Il suo gioco potente, basato su servizio e dritto, lo ha consacrato come uno dei protagonisti del circuito moderno.
Oggi, gli occhi sono puntati su Flavio Cobolli. Il giovane tennista, nato e cresciuto nella Capitale, si è affacciato con personalità nel circuito maggiore, mostrando un tennis completo e una grande determinazione. Pur non avendo ancora raggiunto una finale Slam a livello senior, ha già dato prova del suo potenziale vincendo il titolo di doppio junior al Roland Garros nel 2020.
Questo successo giovanile rappresenta una promessa e lo inserisce di diritto nel solco tracciato dai suoi illustri predecessori. La tradizione romana continua, alimentata dalla speranza che un giorno anche il nome di Cobolli possa aggiungersi alla lista dei finalisti che hanno fatto grande la Capitale del tennis.






