Europa. Patto Stabilità, via libera alle nuove regole: ma gli italiani non lo votano

Gentiloni: "Non è testo perfetto ma è buon compromesso"

Un’amplissima maggioranza a favore del nuovo Patto di Stabilità, ma tutti i partiti italiani astenuti o contrari. È il quadro emerso dal tabellone del Parlamento Europeo, che martedì ha dato il via libera definitivo alla riforma. Il regolamento che istituisce il nuovo braccio preventivo, quello che definisce le traiettorie pluriennali di rientro con obiettivi di bilancio a medio termine, uno dei tre testi legislativi della riforma, ha ottenuto 367 voti a favore, 161 contrari e 69 astensioni. Nessuno dei partiti politici italiani ha votato a favore. Degli eurodeputati italiani hanno votato a favore solo Lara Comi e Herbert Dorfmann del Ppe, l’indipendente Marco Zullo (Renew) e Sandro Gozi, sempre di Renew, che però è stato eletto in Francia e il suo sì è stato “fuori dalle logiche italiane”.

M5S vota contro, Pd si astiene come tutta la maggioranza

A votare contro il Movimento 5 Stelle, mentre il Pd si è astenuto, diversamente dal resto del suo gruppo S&D.”Immagino più per ragioni di politica interna“, ha commentato il commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni. Dei gruppi europei hanno detto no solo Verdi e Sinistra. Salta agli occhi l’astensione di tutte e tre le forze che compongono la maggioranza italiana. Già lunedì il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che il 21 dicembre ha votato la riforma, auspicava un’astensione di tutte le forze che appoggiano il governo. “C’è soddisfazione per l’approvazione delle nuove regole del nuovo Patto di Stabilità che migliorano quelle attuali. Ciò che abbiamo ottenuto non è perfetto. È un buon compromesso“, ha sottolineato Gentiloni. C’è una maggiore gradualità nei percorsi di aggiustamento di bilancio e di aggiustamento fiscale, ha rimarcato. In secondo luogo, c’è l’impegno per ciascun paese a disegnare il proprio percorso di riforme, investimenti e prudenza fiscale nei prossimi 4-7 anni. E in terzo luogo c’è uno spazio certamente maggiore rispetto agli investimenti legati alla difesa, al cofinanziamento di fondi europei e alle priorità dell’Ue.

Le reazioni dei partiti

Parole che non convincono la Lega, perché “i provvedimenti, sebbene migliorati rispetto alla proposta iniziale grazie al lavoro e all’impegno del ministro Giorgetti, rappresentano un compromesso che purtroppo presenta ancora elementi critici“. Della stessa linea Fratelli d’Italia, che addossa ai cosiddetti Paesi frugali la colpa dei punti critici, “come la salvaguardia di sostenibilità del debito che comporterà meno flessibilità di quella attesa nei prossimi anni”. Duro il Movimento 5 Stelle. Il Patto “condanna l’Italia a tagli miliardari che colpiranno ogni anno sanità, diritti, investimenti, imprese, infrastrutture e crescita, per dare spazio a nuove manovre lacrime e sangue“, ha commentato il leader Giuseppe Conte. “Abbiamo perso un’occasione veramente importante per l’Italia. In una fase recessiva noi andiamo contro la visione di tutti gli economisti, ossia imporre tagli ulteriori e che sono esattamente il contrario rispetto a quello che bisognerebbe fare”, ha rincarato la capo delegazione pentastellata a Strasburgo Tiziana Beghin.

Occhi puntati sulle procedure per deficit

Gli occhi sono ora puntati al 19 giugno, quando la Commissione aprirà le procedure per eccesso di deficit per i paesi che hanno un rapporto deficit/Pil oltre il 3%. Già guardando gli ultimi dati Eurostat, sono undici gli Stati oltre la soglia fissata dall’Ue. Per l’Italia il rapporto deficit/Pil 2023 è al 7,4% e il debito pubblico è pari al 137,3% del Pil. L’altro grande appuntamento, invece, è il 20 settembre, quando tutti gli Stati membri dovranno presentare i piani a medio termine che definiscono i loro obiettivi di spesa e come saranno intrapresi gli investimenti e le riforme. Una scadenza su cui la Commissione ha già detto che si mostrerà flessibile.

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