Giovanni Galli ha spesso scherzato sulla frase che si è sentito ripetere per una carriera intera: “Facile fare il portiere con Baresi in difesa”. Una battuta che nasconde un’enorme stima per il suo ex capitano al Milan, un legame nato nella Nazionale campione del mondo nel 1982, pur senza mai scendere in campo in quella competizione.
“Ho conosciuto a fondo la persona, un uomo eccezionale e un esempio per tutti”, ha affermato Galli. In quattro anni trascorsi insieme, l’ex portiere ha ricordato come il capitano abbia saltato appena tre allenamenti, dimostrando una dedizione assoluta. Era un uomo di poche parole e tanti fatti, un punto di riferimento silenzioso per l’intero spogliatoio.
A colpire Galli del Baresi calciatore non era la stazza, poiché era “magrolino, quasi minuto”, ma una forza nelle gambe mai vista in nessun altro. La sua vera grandezza, però, risiedeva nelle letture tattiche: un maestro nell’interpretare il gioco, una caratteristica che gli ha permesso di dominare per anni.
Il suo talento si è esaltato con l’arrivo di Arrigo Sacchi. La squadra, abituata al fuorigioco statico di Liedholm, ha dovuto imparare a difendere in modo aggressivo e dinamico, andando in avanti. In questo sistema, l’intelligenza di Baresi ha fatto la differenza, portando il suo gioco a un livello superiore.
Il suo carisma non derivava da discorsi plateali. “Io non credo neppure che Baresi abbia voluto essere un leader”, ha spiegato Galli, “sono semmai gli altri che ne hanno riconosciuto il ruolo”. La sua leadership si esprimeva con l’esempio, con gli sguardi e persino con i silenzi.
Il ricordo più prezioso di Galli è legato a una fotografia del 1989. A Barcellona, dopo la vittoria in Coppa dei Campioni contro la Steaua Bucarest, mentre il presidente UEFA consegna il trofeo a Baresi, Galli d’istinto lo solleva di peso proprio mentre il capitano alza la coppa. “In quello scatto vedo tutta la felicità del mondo negli occhi del Capitano”, ha raccontato, sottolineando come Baresi meritasse quel trionfo dopo aver riportato il Milan ai vertici partendo dalla Serie B.
Nonostante la gioia europea, Galli ha confessato una soddisfazione ancora maggiore per lo scudetto del 1988. In quella stagione ha subito solo 12 gol in 30 partite e il suo ruolo era anche quello di regista per una difesa che contava un Maldini e un Costacurta giovanissimi. “Urlavo, avvertivo del pericolo, davo indicazioni”, ha spiegato, evidenziando il suo contributo nel guidare i futuri campioni.
Per definire la grandezza calcistica del suo ex capitano, Galli ha infine usato le parole di Diego Armando Maradona, con cui ha giocato a Napoli. “Giovanni, tu non sai quanto è difficile saltare Baresi”, gli confidò il fuoriclasse argentino. Un’investitura che, secondo l’ex portiere, vale più di ogni altra descrizione.






