Sergio Gasparin ha avuto una carriera unica, portandolo dalla fabbrica ai vertici del calcio europeo. È stato l’uomo che ha costruito il Vicenza capace di vincere la Coppa Italia nel 1997, ma anche testimone diretto di alcuni momenti discussi del nostro campionato.
La sua storia è iniziata come operaio metalmeccanico. Per diplomarsi frequentava le scuole serali, mostrando una determinazione che lo ha portato a diventare direttore del personale in una multinazionale. Parallelamente, ha coltivato la passione per il calcio studiando a Coverciano, dove ha frequentato il corso allenatori con futuri campioni come Marcello Lippi.
Ha iniziato ad allenare in Serie C, ma con l’acquisto del Vicenza da parte del presidente Pieraldo Dalle Carbonare è passato al ruolo dirigenziale. In un periodo di crisi, si è trovato a ricoprire il doppio incarico di d.g. e allenatore, un carico di stress che lo ha portato a un collasso in spogliatoio. I medici gli hanno imposto di abbandonare la panchina per preservare la sua salute.
Come dirigente, ha costruito una squadra memorabile. Ha scelto prima Renzo Ulivieri, ottenendo la promozione in Serie B, e poi Francesco Guidolin, con cui ha stretto un rapporto fraterno. Sotto la sua guida, il Vicenza ha vissuto un’era d’oro: la promozione in A, la vittoria della Coppa Italia nel 1997 contro il Napoli e la semifinale di Coppa delle Coppe l’anno dopo, persa contro il Chelsea. La squadra traeva forza anche dai pronostici sfavorevoli.
Dopo i successi, il club è stato acquistato dal fondo inglese Enic Group di Daniel Levy. Gasparin è diventato direttore generale del gruppo, che controllava anche Aek Atene, Basilea e Slavia Praga, trasferendosi a Londra. Ha gestito i diversi club, scontrandosi con la complessa realtà del calcio greco e consigliando a Levy di vendere la società per i rischi che comportava.
Rientrato in Italia, dopo una parentesi al Venezia di Zamparini, è approdato alla Sampdoria, dove ha assistito a un episodio clamoroso. L’allora presidente Riccardo Garrone, che trattava Antonio Cassano come un figlio, gli ha chiesto di presenziare a una serata di gala. Al rifiuto del giocatore, è nata una discussione violenta. Cassano ha insultato pesantemente il presidente, urlando frasi irripetibili e dichiarando ‘Non sono il tuo schiavo’. L’episodio ha segnato la fine del rapporto tra il club e il giocatore.







