Il governo rischia la crisi, la verità dopo le Europee

Dopo i continui scontri a distanza tra Di Maio e Salvini

ROMA – A microfoni accesi Salvini e Di Maio ostentano la ‘buona salute’ del governo, mentre tra le mura di palazzo Chigi i nervi sono a fior di pelle e la crisi di governo sembra latente. E’ in questo scenario, da ‘incubo’, che nelle ultime ore, calendario alla mano, maggioranza e opposizione fanno i calcoli su come e quando si potrebbero riaprire le urne per tornare al voto. Il caso di Armando Siri, sottosegretario leghista sotto attacco da parte dell’anima gialla dell’esecutivo, fanno notare tra i corridoi della politica, è una mina che potrebbe esplodere tra le mani dei due vicepremier senza poterne prevedere i danni. Unica certezza, di cui sono consci entrambi i soci dell’esecutivo, è che aprire una crisi a pochi giorni dalle elezioni Europee sarebbe un atto da irresponsabili. La formazione del nuovo Parlamento dell’Unione non può espletarsi con il governo italiano inesistente e il Paese lasciato all’incertezza politica. Anche perché – viene sottolineato – il dopo voto è più importante del voto stesso.

Rinnovare la Commissione europea e anche le alte cariche comunitarie, tra cui la presidenza della Bce (Mario Draghi scade il 31 ottobre prossimo), sono appuntamenti fondamentali che non si possono affrontare con un esecutivo traballante e tantomeno tutto da costruire. Serve quindi senso di responsabilità e di questo è consapevole anche il Quirinale, soprattutto in questa fase nella quale si stanno rinsaldando anche i rapporti con la Francia.

Il voto anticipato, se da un lato viene sventolato come spauracchio da Lega e M5S, dall’altro non è neanche nei pensieri del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Non esiste un piano, tantomeno una interlocuzione con gli esponenti del governo. Anche perché non ce ne sarebbe bisogno. Il capo dello Stato – che ha ben presente tutte le possibilità, anche quella che le prossime settimane potrebbere essere roventi – è sempre e solo guidato dalla Costituzione che non lascia nulla al caso. Il Quirinale pensa ai prossimi appuntamenti che attendono il Paese e tra questi, dopo le elezioni del 26 maggio, data importante per il futuro dell’Ue, c’è la manovra 2020 che, come è chiaro a tutti, sarà impegnativa.

Con queste premesse, sia il voto a luglio che il voto a settembre sarebbero improponibili. Il primo andrebbe ad incidere sul periodo delicato dell’Unione, il secondo dovrebbe superare una campagna elettorale sotto l’ombrellone, invisa da sempre ai partiti, e che per giunta consegnerebbe al Paese un esecutivo nuovo di zecca che dovrebbe essere pronto a stilare una legge di bilancio difficile, ma anche frutto di calcoli economici e politici forse non propri.

La crisi insomma può essere rimandata, ma non di molto. I risultati delle elezioni europee non potranno non avere conseguenze nell’equilibrio parlamentare e politico italiano, al momento già fragile. L’opzione più realistica, con il governo non più in grado di continuare con questa maggioranza dopo il 26 maggio, è di procedere, come da prassi, a consultazioni per verificare la possibilità, l’opportunità, eventualmente, di un rimpasto dei suoi membri e la disponibilità di Giuseppe Conte a un bis. Tutto questo con la prospettiva di lavorare alla manovra e portarla a compimento in modo ordinato. Solo allora si potrebbero indire le elezioni con una soglia di rischio ridotta al minimo e rinnovare il Parlamento tra febbraio e marzo. Fantapolitica, commentano i ben informati, una previsione a così lungo raggio è soggetta a troppe variabili e quindi – si ragiona – con una affidabilità bassissima.

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