Il pieno di gasolio dopo il ritorno in libertà chiesto all’ex consigliere: Cacciapuoti e i saluti ai vecchi ‘compagni’

Le intercettazioni dei carabinieri ricostruiscono la richiesta di carburante e i contatti riallacciati dopo la scarcerazione del grazzanisano

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Il casalese Diana, Cacciapuoti e Mezzero di Grazzanise
Elio Diana, Alfonso Cacciapuoti e Michele Mezzero
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CASAL DI PRINCIPE – Ha ormai raggiunto prezzi esorbitanti. Con un litro di diesel arrivato a superare i 2 euro e 30 centesimi, fare il pieno rischia di trasformarsi in un lusso. Ma anche quando le quotazioni erano meno proibitive, riuscire a procurarsi il carburante a poco prezzo – o magari senza pagarlo – rappresentava un vantaggio capace di alleggerire sensibilmente le spese.
È probabilmente ciò che pensava Alfonso Cacciapuoti quando, da poco tornato in libertà, si sarebbe messo alla ricerca di qualcuno disposto a rifornire la sua automobile.

A ricostruire la vicenda sono stati i carabinieri del Nucleo investigativo di Caserta, delegati dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli a indagare sul clan dei Casalesi.

La richiesta di carburante

Cacciapuoti, storico esponente della mafia dell’Agro aversano, era stato scarcerato il 24 luglio 2023 dalla casa circondariale di Catanzaro, dopo una detenzione iniziata nel febbraio del 2008. Tornato a Grazzanise, era stato sottoposto per due anni alla libertà vigilata. Mentre i militari accendevano i fari sulle cosche attive nel casertano, con indagini che in alcuni casi hanno già portato ad arresti, l’attenzione si concentrava anche sul grazzanisano.

Il 13 settembre 2023 Cacciapuoti, in auto con la moglie Luisa Martino, raggiunse due uomini: un ex consigliere comunale di Grazzanise e suo figlio. Secondo gli investigatori, i due avrebbero avuto a disposizione del carburante destinato probabilmente all’attività agricola.

Prima ancora dell’incontro, la moglie avrebbe invitato Cacciapuoti a non parlare apertamente della nafta, temendo che qualcuno potesse ascoltarli. Lui, però, avrebbe spiegato di essere alla ricerca di una persona disposta a dargli ‘qualche latta’ di carburante.

La risposta del suo interlocutore sarebbe stata immediata: Cacciapuoti poteva recarsi da lui e avrebbe ricevuto la nafta. L’ex consigliere avrebbe poi aggiunto di avere una cisterna da cinquemila litri e una pistola elettrica per il rifornimento, proponendo di riempire direttamente il serbatoio dell’automobile.

La consegna, tuttavia, non sarebbe avvenuta subito. Il 21 settembre Cacciapuoti e la moglie raggiunsero l’attività commerciale nella quale avevano incontrato padre e figlio. In quella circostanza il rifornimento sarebbe stato rinviato all’inizio di ottobre.
Cosa aveva spinto Cacciapuoti a fare quella richiesta? Quale ruolo gli avrebbe permesso di avanzare una richiesta del genere? E chi l’aveva ricevuta si era dimostrato disponibile per amicizia o per paura di ciò che Cacciapuoti aveva rappresentato sul territorio? Quesiti ai quali, almeno ora, non possiamo rispondere.

I contatti dopo la scarcerazione

Ma il capitolo del gasolio è soltanto uno degli elementi raccolti dai carabinieri. Per gli investigatori, infatti, dopo la scarcerazione Cacciapuoti avrebbe ripreso con prudenza anche i contatti con persone considerate espressione o punto di riferimento del clan dei Casalesi.

Un episodio ritenuto significativo risale al 4 settembre 2023. Mentre attendeva la moglie all’esterno di una farmacia, Cacciapuoti incontrò Michele Mezzero. Attraverso di lui avrebbe inviato un messaggio particolarmente affettuoso ad Antonio Mezzero.

Secondo la ricostruzione dei militari, Michele Mezzero avrebbe risposto che anche Antonio lo mandava costantemente a salutare. Nella stessa occasione un altro uomo avrebbe portato a Cacciapuoti i saluti dei “compagni” di Cancello ed Arnone. La replica sarebbe stata altrettanto calorosa.

Antonio Mezzero, indicato dagli investigatori come figura di vertice del gruppo attivo tra Grazzanise, Santa Maria la Fossa e i territori limitrofi, è stato arrestato, insieme al nipote Michele, nel 2024 nell’ambito di una nuova indagine per associazione mafiosa.

Un ulteriore contatto sarebbe stato documentato il 28 settembre 2023. Un uomo arrivò a bordo di un autocarro bianco ed entrò per pochi minuti nell’abitazione di Cacciapuoti. Durante l’incontro gli avrebbe portato i saluti di Elio Diana, cognato del boss Francesco Schiavone, detto Cicciariello, di Casal di Principe. Diana è ritenuto dagli investigatori intraneo agli ambienti del clan. Il visitatore avrebbe inoltre riferito il suo desiderio di incontrare Cacciapuoti appena possibile. Quest’ultimo avrebbe risposto chiedendo di ricambiare con “un abbraccio forte”.

Secondo il Nucleo investigativo, questi episodi mostrerebbero una ripresa graduale e prudente dei rapporti dopo la lunga detenzione: pochi riferimenti espliciti al telefono, messaggi affidati a intermediari e incontri di persona. Una cautela che, nella lettura degli inquirenti, non sarebbe però bastata a nascondere il tentativo di riallacciare vecchi legami e di recuperare il proprio peso sul territorio.

L’indagine

Gli episodi sono confluiti negli atti della recente indagine che ha portato all’arresto di Costantino Garofalo e di altri soggetti ritenuti vicini al gruppo Zagaria. Per quanto risulta, al momento non sarebbero state contestate a Cacciapuoti condotte penalmente rilevanti nell’ambito di questa inchiesta. Secondo gli investigatori, tuttavia, gli episodi ricostruiti servirebbero a delineare la rete di relazioni intrattenute da persone con un passato legato alla criminalità organizzata o ritenute tuttora attive nel clan. Tutte le persone coinvolte nell’indagine devono essere considerate innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.

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Giuseppe Tallino
Giornalista professionista casertano, si occupa soprattutto di cronaca giudiziaria e di cronaca nera. Negli ultimi anni si è dedicato alle inchieste sugli intrecci tra criminalità organizzata e mondo politico e imprenditoriale. I suoi articoli sono stati ripresi da numerose testate nazionali e per questo è intervenuto in alcune trasmissioni televisive di inchiesta sulle principali reti nazionali, tra le quali Report e Far West su Rai Tre e '100Minuti' su La7. Per le sue inchieste è finito nel mirino di Augusto La Torre, boss di Mondragone. Per tale ragione, la Prefettura di Caserta ha disposto misure di tutela nei suoi confronti. Del caso si sono occupati anche l’Ordine dei giornalisti della Campania e l’Osservatorio Ossigeno per l’Informazione.

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