Il rancore di Cacciapuoti verso il pentito. Insulti e prese di distanza nelle intercettazioni

L’ex capozona, scarcerato da poco, parla del collaboratore di giustizia con Nobile

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Il pentito e l'ex capozona
Benito Natale e Alfonso Cacciapuoti
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GRAZZANISE – Il risentimento per chi ha infranto il patto di omertà. La rabbia verso chi, ai loro occhi, ha tradito il clan. Sono sentimenti che emergono da una conversazione intercettata dai carabinieri del Nucleo investigativo di Caserta nell’inchiesta sulla cosca Zagaria, culminata nell’arresto di Costantino Garofalo, indicato dagli inquirenti come uno dei presunti nuovi vertici del gruppo.

È il 25 settembre 2023. Alfonso Cacciapuoti, con alle spalle un passato di capozona nel Basso Volturno, è uscito da poco dal carcere dopo una lunga detenzione. Si trova in auto con la moglie Luisa Martino. Fuori dalla vettura parla con Giuseppe Nobile, che molti anni prima pure aveva scontato una condanna per associazione mafiosa. Il discorso cade su Benito Natale, collaboratore di giustizia di Grazzanise.

“Quel c… mi accusa di una cosa a Capua”, dice Cacciapuoti. Sostiene che, a causa delle dichiarazioni di Natale, sia stato coinvolto ingiustamente in un procedimento per una presunta estorsione ai danni di un imprenditore capuano (ne uscirà con un’assoluzione). A suo dire, Natale lo avrebbe chiamato in causa perché in passato lo aveva schiaffeggiato. È la versione di Cacciapuoti, accompagnata da parole di disprezzo. Anche Martino interviene insultando il collaboratore.

Nobile incalza Cacciapuoti sui rapporti che Natale avrebbe avuto con persone dell’ambiente criminale. Gli chiede come abbiano fatto a favorirne l’ascesa. Cacciapuoti respinge l’idea di avervi contribuito e insiste nel dire che con Natale non aveva mai avuto a che fare: quest’ultimo, sostiene, avrebbe avuto rapporti con altri uomini del clan, ma non con lui.

La conversazione era cominciata parlando di un bar a Grazzanise. Nobile sostiene che Natale voglia tornare nella disponibilità del locale e fa riferimento a una richiesta di 65mila euro. Si tratta di affermazioni pronunciate durante il dialogo (datato 2023), che da sole non accertano né la proprietà dell’attività né l’esistenza della richiesta.

Quando il discorso si sposta su altri collaboratori di giustizia, Nobile prende le distanze dal proprio passato: dice che l’unica cosa buona che abbia fatto è stata allontanarsi da loro, riferendosi agli uomini del clan. Cacciapuoti e Martino gli danno ragione. Per gli investigatori, il confronto offre uno spaccato dei rapporti e dei rancori sopravvissuti alle vicende giudiziarie del gruppo.

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