Una conversazione intercettata, un pedinamento, un incontro registrato davanti a un’abitazione. È spesso da una sequenza di episodi apparentemente isolati che nasce l’interesse investigativo nei confronti di un personaggio. Nel caso di Costantino Garofalo, fu monitorando Alfonso Cacciapuoti, storico esponente dell’area Schiavone del clan dei Casalesi e per anni riferimento della cosca nel Basso Volturno, che i carabinieri del Nucleo investigativo di Caserta iniziarono a interessarsi alla figura del giovane casapesennese.
Cacciapuoti era tornato libero nel luglio 2023 dopo una lunga detenzione e i militari, seguendone gli spostamenti, documentarono diversi incontri con Garofalo. Una frequentazione che, secondo gli investigatori, sarebbe andata oltre i legami familiari, rivelando un rapporto fiduciario nel quale sarebbero entrati anche progetti economici, valutazioni sugli equilibri criminali e intese da gestire con cautela.
Partendo dai rapporti con il grazzanisano, Garofalo è poi diventato una figura centrale nell’indagine coordinata dai pm della Dda di Napoli Vincenzo Ranieri, Vincenzo Toscano e Alfredo Gagliardi, sfociata nel decreto di fermo emesso nei suoi confronti, dei fratelli Raffaele e Aldo Nobis – germani di Salvatore Scintilla, storico luogotenente di Michele Zagaria e di altre cinque persone.
Per gli inquirenti, il casapesennese sarebbe stato uno degli uomini di vertice del gruppo riconducibile alla fazione Zagaria, attivo in diversi settori illeciti e capace di interfacciarsi con esponenti di primo piano della cosca. Tra le attività contestate figurano il tentativo di inserirsi nel settore delle onoranze funebri sfruttando il peso intimidatorio del gruppo e alcuni attentati dinamitardi compiuti ai danni di attività commerciali tra Casapesenna e Cesa.
Tornando ai contatti tra il casapesennese, oggi 29enne, e Cacciapuoti, il primo incontro ritenuto significativo risale al 2 settembre 2023. Garofalo avrebbe raggiunto l’abitazione dell’ex capozona a Grazzanise a bordo di un’Audi Rs3. Nel dialogo intercettato si sarebbe discusso di investimenti economici da avviare con un terzo soggetto e dell’apertura di una tabaccheria a Grazzanise. Non era ancora sufficiente per definire la natura del legame, ma rappresentava per gli investigatori il primo tassello di un rapporto destinato ad apparire sempre più stretto.
Un mese dopo, il 12 ottobre, un uomo arrivò davanti alla casa di Cacciapuoti a bordo di una Fiat 500X ed entrò rapidamente nell’immobile. Chi lo accolse contattò Cacciapuoti e la moglie Luisa Martino, che si trovavano in palestra, evitando però di pronunciare il nome del soggetto appena arrivato. La donna tornò a casa e accompagnò l’ospite nella struttura dove il marito stava svolgendo la fisioterapia.
Fu lì che gli investigatori identificarono quell’uomo in Garofalo. Martino lo presentò come il fidanzato della nipote, mentre Cacciapuoti lo accolse con una familiarità che, secondo l’Arma, confermava la solidità del rapporto. Dopo i convenevoli, il tono del colloquio sarebbe cambiato. Nonostante i rumori di sottofondo, i carabinieri riuscirono a isolare alcuni passaggi dai quali emergerebbe la volontà di non comparire direttamente in un’operazione e di gestirla attraverso cautele e schermature. La natura precisa dell’affare non risulta definita, ma per la Procura il linguaggio utilizzato indicherebbe l’esistenza di intese economiche e una convergenza di interessi tra i due.
Gli incontri proseguirono anche il 21 e il 27 gennaio 2024. A rafforzare il quadro, però, non furono soltanto le frequentazioni con Cacciapuoti. Le intercettazioni avrebbero restituito anche l’immagine di un uomo al quale veniva riconosciuta una particolare autorità a Casapesenna, chiamato a intervenire nelle liti e a comporre contrasti. Nel novembre 2023, raccontando al padre una zuffa tra giovani, uno dei figli di Cacciapuoti riferì che sul posto era arrivato Garofalo e che, dopo il suo intervento, la situazione si era calmata. Per gli investigatori, l’episodio dimostrerebbe l’immediato riconoscimento della sua autorità.
Nel gennaio successivo, Garofalo avrebbe invece rimproverato un conoscente per essersi recato a casa di un ex collaboratore di giustizia, chiedendogli con quale auto fosse andato, dove l’avesse parcheggiata e se qualcuno potesse averlo visto. Il nome di Cacciapuoti riemerse il 9 aprile 2024, durante un incontro in un ristorante di Cancello ed Arnone tra Garofalo e Raffaele Nobis. I due parlarono del pentimento di Francesco Schiavone Sandokan e dell’imminente scarcerazione del figlio Emanuele Libero. Nella stessa conversazione Nobis definì Cacciapuoti il numero uno, sottolineandone il prestigio criminale e il fatto che non si fosse mai pentito.
È dunque seguendo Cacciapuoti che i carabinieri arrivarono a Garofalo. Monitorando quest’ultimo, gli inquirenti ritennero poi di delineare un profilo più ampio: quello di un uomo inserito negli equilibri della criminalità casalese, capace di dialogare con esponenti storici della cosca, interessarsi ad affari economici e intervenire nelle controversie del territorio.
Si tratta della ricostruzione formulata dalla Procura e dai carabinieri sulla base delle intercettazioni e degli altri elementi raccolti. Cacciapuoti e Martino non risultano coinvolti nell’indagine sfociata nel decreto di fermo per Garofalo, i fratelli Nobis e gli altri indagati. Le accuse mosse nei confronti di questi ultimi dovranno essere vagliate nelle successive fasi del procedimento. Tutti gli indagati devono essere considerati innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.
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