“Il vicesindaco procurava clienti all’azienda di famiglia”: spunta la telefonata intercettata. L’intreccio tra Comune ed ecofrantoio

Le intercettazioni del Noe rivelano il presunto intreccio tra incarichi pubblici e interessi privati. Chiesto il carcere per Giulio Natale

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Giulio Natale con il padre Giovanni e al centro il cugino Ernesto
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CASTEL VOLTURNO – Quando scattò il primo sequestro dell’ecofrantoio Nef, nel 2024, Giulio Natale, all’epoca vicesindaco di Castel Volturno, tenne a farci sapere di aver sostanzialmente interrotto il proprio rapporto lavorativo con l’impianto di famiglia. Le indagini dei carabinieri del Noe, però, restituiscono un quadro diverso. Secondo la Procura, Natale avrebbe continuato a occuparsi attivamente dell’azienda, con un ruolo che andava ben oltre le mansioni di responsabile tecnico. Non solo. L’accusa ipotizza che avrebbe sfruttato anche i contatti legati alla sua attività amministrativa per procurare clienti alla società. Un intreccio tra incarico pubblico e interessi privati che rappresenta uno dei passaggi più significativi dell’inchiesta.

A far emergere questo presunto collegamento è una telefonata intercettata il 10 giugno 2025 tra Natale e Francesco Ciccarelli, dipendente della Nef. L’allora vicesindaco chiede al suo interlocutore se abbia sentito un certo Fiorillo. Ciccarelli risponde di sì, precisando di avergli illustrato la procedura da seguire e di aver richiesto le analisi necessarie. Natale suggerisce quindi di utilizzare un cassone da almeno sei metri. Subito dopo segnala un altro possibile lavoro: una ristrutturazione al Royal Residence, affidata a un soggetto legato al settore dei ponteggi. Per quel cantiere, spiega, sarebbe invece necessario un cassone più piccolo, da tre metri. Nella conversazione vengono affrontati anche gli aspetti economici dell’operazione: 100 euro per il cassone e 120 per le analisi.

Ma c’è un ulteriore passaggio che attira l’attenzione degli investigatori. Natale parla di dieci pali stradali donati da un privato al Comune, da ritirare a Grumo Nevano. Suggerisce di trasportarli all’impianto e, qualora non fossero serviti all’ente, di trattenerli per l’azienda.

Per gli inquirenti, il significato della telefonata è chiaro: Natale, ‘interferendo con le sue funzioni di vicesindaco’ e assessore, avrebbe procurato clienti all’impianto di recupero della Nef presso cantieri in corso a Castel Volturno. Una circostanza che, secondo la Procura, confermerebbe anche il ruolo centrale mantenuto dall’indagato nella gestione dell’attività imprenditoriale, nonostante quanto aveva rappresentato pubblicamente dopo il primo sequestro.

E non sarebbe un episodio isolato. Dalle altre conversazioni intercettate emerge infatti il suo coinvolgimento nelle questioni interne all’ecofrantoio. Natale discute con i familiari della gestione dell’impianto, della registrazione dei rifiuti, degli adempimenti ambientali e delle difficoltà legate ai controlli. In un dialogo con il cugino Ernesto Natale affronta anche il problema dei materiali da sistemare prima di eventuali verifiche, ragionando su come liberare alcune aree dell’impianto.

Sono elementi sui quali si fonda, insieme agli altri accertamenti, la richiesta cautelare avanzata dai pubblici ministeri Francesca De Renzi e Armando Bosso. I magistrati hanno sollecitato il carcere per Giulio Natale e altri sette indagati: il padre Giovanni, 77enne di San Cipriano d’Aversa, la sorella Maria Claudia, 36enne di Castel Volturno, il cugino Ernesto, 50enne residente a Villa di Briano, Francesco Ciccarelli, 47enne di Castel Volturno, Salvatore e Nicola Reccia, entrambi di Cancello ed Arnone, e Giuseppe Pratillo, 72enne di Grazzanise. Per Giovanni Bovenzo e Umberto Di Girolamo sono stati invece chiesti gli arresti domiciliari.

Le contestazioni riguardano, a vario titolo, un’associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti, oltre a presunte irregolarità nella gestione e nello smaltimento di rifiuti speciali. Gli interrogatori preventivi si sono svolti nei giorni scorsi. Spetta ora al gip stabilire se accogliere, integralmente o in parte, le richieste della Procura.

L’inchiesta ha preso le mosse dai controlli dei carabinieri di Grazzanise, guidati da Luigi De Santis, sul riempimento di un terreno con materiali di provenienza sospetta. Gli accertamenti, successivamente sviluppati dal Noe, hanno portato all’ecofrantoio Nef, lungo la provinciale 333. Secondo l’accusa, dall’impianto sarebbero usciti ingenti quantitativi di rifiuti non adeguatamente trattati, poi conferiti su terreni agricoli. La Procura ha chiesto anche il sequestro di beni e disponibilità finanziarie per un valore corrispondente al presunto profitto illecito, quantificato in oltre 1,5 milioni di euro.

La posizione di Giulio Natale si inserisce, peraltro, in un quadro politico-amministrativo già segnato da altre vicende giudiziarie che hanno interessato la squadra guidata dall’ex sindaco Pasquale Marrandino. Natale risulta infatti indagato a piede libero, insieme allo stesso Marrandino, nella distinta inchiesta sulla presunta compravendita di voti alle elezioni comunali del 2024. Si tratta di procedimenti autonomi, nei quali le ipotesi accusatorie devono ancora essere sottoposte al vaglio giudiziario.
Per tutti gli indagati vale la presunzione di innocenza fino a un’eventuale condanna definitiva. Nel collegio difensivo, gli avvocati Gennaro Iannotti, Alberto Di Nardo, Raffaele Russo e Raffaele Vanacore.

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