I NOMI. Fari sull’ecofrantoio Natale: chieste dieci misure cautelari per traffico illecito di rifiuti a Castel Volturno

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Giulio Natale e l'Ecofrantoio
Giulio Natale e l'Ecofrantoio
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CASTEL VOLTURNO – Dai controlli sul riempimento di un terreno fino alla richiesta di arresto per dieci persone. La Procura di Napoli, sulla base degli accertamenti svolti dai carabinieri del Noe, ipotizza un traffico illecito di rifiuti speciali non pericolosi, passati attraverso un impianto di Castel Volturno e poi sversati su fondi agricoli del Casertano. Ora gli indagati compariranno davanti al gip Leda Rossetti: gli interrogatori preventivi sono fissati per la prossima settimana. Il giudice ascolterà le loro risposte prima di decidere se applicare le misure chieste dall’accusa.

Tra i destinatari della richiesta c’è Giulio Natale, 43 anni, già vicesindaco di Castel Volturno, coinvolto anche nella distinta indagine (della Procura di S. Maria C.V.) per presunta corruzione elettorale con l’ex sindaco Pasquale Marrandino. Gli altri sono Giovanni Natale, 77 anni, originario di Casal di Principe; Ernesto Natale, 50 anni, residente a Casale, Maria Claudia Natale, 36 anni; Giuseppe Pratillo, 72 anni, di Grazzanise; Francesco Ciccarelli, 45 anni, originario di Capua; Salvatore Reccia, 56 anni, e Nicola Reccia, 52 anni, entrambi di San Cipriano d’Aversa; Giovanni Bovenzo, 66 anni, di Cancello ed Arnone; Umberto Di Girolamo, 39 anni, originario di Caserta. Tutti rispondono di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti. A nove, con la sola eccezione di Bovenzo, viene contestata anche l’associazione per delinquere finalizzata a quel traffico.

L’inchiesta ha una svolta nel 2024. I carabinieri della stazione di Grazzanise, guidata dal comandante Luigi De Santis, intervengono con i tecnici dell’Arpac per controllare il materiale utilizzato nel riempimento di un terreno privato. Gli accertamenti si estendono all’impianto di provenienza, a Castel Volturno, successivamente sottoposto a sequestro preventivo. Da lì il lavoro investigativo del Noe prosegue fino ad arrivare alle attuali richieste cautelari. Al centro dell’attività investigativa c’è la Nef srl, titolare dell’ecofrantoio del gruppo Natale, con sede lungo la provinciale 333 a Castel Volturno, attiva nello stoccaggio di rifiuti non pericolosi e nel trattamento e recupero di inerti. Secondo la Procura, l’azienda sarebbe stata utilizzata per far arrivare sui terreni agricoli ingenti quantitativi di rifiuti senza i trattamenti necessari: fanghi delle industrie conserviere, terre e rocce da scavo, miscelati e caricati sui camion per essere sversati nei fondi. Non episodi isolati, nella ricostruzione dell’accusa, ma un’attività organizzata con una divisione dei compiti: chi dirigeva l’impresa, chi curava documenti e contatti, chi preparava i carichi e chi individuava i terreni sui quali scaricarli. La contestazione associativa riguarda fatti compresi tra agosto 2024 e maggio 2025. Giovanni ed Ernesto Natale vengono indicati come i promotori. Il primo, amministratore unico della Nef, avrebbe seguito la gestione economica e finanziaria e coordinato gli altri indagati. Ernesto, ritenuto il gestore di fatto, avrebbe impartito le direttive a operai e autisti, organizzato gli sversamenti e mantenuto i rapporti con clienti e società esterne.

Il passaggio dei rifiuti nell’impianto sarebbe stato accompagnato, secondo gli investigatori, da irregolarità nella documentazione. Francesco Ciccarelli, dipendente e ragioniere della società, avrebbe gestito entrate e uscite di materiale privo della tracciabilità prevista, compilando formulari con codici di comodo. Per lui l’accusa ipotizza il ruolo di organizzatore. Maria Claudia Natale, socia al 50 per cento, si sarebbe occupata dei formulari e dei registri. Giulio Natale, responsabile tecnico, avrebbe collaborato alla gestione e dato indicazioni agli operai sull’utilizzo di un’area adiacente all’impianto, della quale era comproprietario. Un sito che, per la Procura, sarebbe stato utilizzato per stoccare rifiuti senza autorizzazione. A fare da collegamento con i proprietari dei fondi sarebbe stato Pratillo. Avrebbe cercato i terreni, curato i trasporti e sparso il materiale con un escavatore o una pala meccanica, ricevendo compensi in nero. Di Girolamo, operaio della Nef, avrebbe invece miscelato i rifiuti e caricato sui camion il materiale non adeguatamente trattato.

Salvatore e Nicola Reccia avrebbero messo a disposizione fondi agricoli a Cancello ed Arnone, consentendo ripetuti sversamenti di rifiuti fangosi utilizzati per livellare i terreni. Nel capo di contestazione vengono richiamati i sequestri eseguiti il 23 settembre e il 3 ottobre 2024. Nel collegio difensivo figurano gli avvocati Cristina Riccardi, Alfredo Aran, Carlo De Stavola, Gaetano Santagata, Raffaele Vanacore, Raffaele Russo e Gennaro Iannotti. Nessuna decisione sulle richieste di arresto è stata ancora adottata: tutti gli indagati restano presunti innocenti fino a un’eventuale condanna irrevocabile.

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