L’Inter si prepara ad affrontare lo Shakhtar Donetsk in una partita cruciale per il suo cammino in Champions League. Dopo due sconfitte nelle prime due giornate, per i nerazzurri la vittoria è l’unico risultato possibile per mantenere vive le speranze di qualificazione agli ottavi di finale.
In vista della sfida, l’allenatore Cristian Chivu ha parlato in conferenza stampa, prendendosi la piena responsabilità del difficile avvio europeo. Ha sottolineato la necessità di trovare la chiave giusta per trasmettere alla squadra l’energia e la determinazione necessarie in campo internazionale, dove gli avversari sono sempre preparati e agguerriti.
“Tutte le partite in Champions sono difficili, affrontiamo avversari evoluti che sanno giocare e vengono a San Siro per essere protagonisti”, ha affermato il tecnico. “Bisogna avere la voglia e la determinazione giuste, vogliamo averle a partire da domani sera”.
Chivu ha chiarito che le sue precedenti autocritiche erano rivolte esclusivamente a se stesso e al suo metodo di lavoro. “Il primo responsabile sono io se non riesco a trasmettere certe cose. Sono molto preoccupato nel trovare le cose funzionali alla nostra identità”, ha ammesso, ribadendo il suo ruolo di guida e il suo dovere di assumersi le colpe per gli errori della squadra.
L’allenatore ha poi spostato il focus dal passato al futuro imminente, evidenziando come l’obiettivo primario sia ora molto concreto e non più un sogno lontano. “Abbiamo detto che la Champions è un sogno, ma in questo momento, con due sconfitte, è meglio pensare a domani. Vincere una partita in questa competizione è la priorità assoluta”.
Ha inoltre descritto il suo legame con i giocatori, paragonandolo a quello con i figli, un rapporto basato su affetto e sincerità, che non cambia a seconda dei risultati.
Infine, ha commentato la pressione mediatica che circonda il club. “Non siamo perfetti e non vogliamo essere dipinti come tali, ma non voglio nemmeno che una nostra sconfitta sia descritta come un dramma nazionale”, ha concluso. “A volte c’è la sensazione che l’Inter abbia l’obbligo di vincere e gli altri no, e questo non va bene”.




