Una serata da incubo per la Juventus, che è crollata all’Allianz Stadium sotto i colpi di una Lazio cinica e organizzata. Il risultato finale di 0-3 ha certificato la superiorità della squadra ospite e ha fatto esplodere la contestazione del pubblico di casa, che ha accompagnato la squadra negli spogliatoi con un’assordante pioggia di fischi.
La partita si è messa subito in salita per i bianconeri. Dopo una prima mezz’ora di sostanziale equilibrio, la formazione di Gattuso ha trovato il vantaggio con un preciso colpo di testa di Provstgaard, che ha sbloccato il punteggio. La reazione dei padroni di casa è apparsa sterile e confusa, senza mai riuscire a impensierire seriamente la retroguardia avversaria.
Nella ripresa, il copione non è cambiato. La Lazio ha continuato a gestire il gioco con maturità e ha trovato il raddoppio con Isaksen, bravo a capitalizzare una rapida azione offensiva. Nel finale, con la Juventus ormai in totale balia dell’avversario, è arrivato anche il tris firmato da Dele-Bashiru, che ha chiuso definitivamente i conti. Con questa vittoria, la squadra capitolina si è proiettata nelle primissime posizioni della classifica, confermando il suo ottimo stato di forma.
Per la Juventus, invece, si è aperta una crisi tecnica profonda. Questa sconfitta ha allontanato ulteriormente la squadra dalla vetta e ha messo in discussione la posizione dell’allenatore Luciano Spalletti. Le prossime ore saranno decisive per il futuro della panchina bianconera.
Nel post-partita, l’ex centrocampista Valon Behrami, intervenuto negli studi di Dazn, ha offerto una lucida disamina della situazione. Secondo l’opinionista, la panchina del tecnico è effettivamente in bilico, non tanto per demeriti assoluti, quanto per il divario tra le ambizioni di inizio stagione e la realtà dei fatti. “Ora penso che si debbano fare delle valutazioni sull’allenatore”, ha dichiarato Behrami, sottolineando come le aspettative fossero forse troppo elevate. “Rischia perché la dimensione vera forse è quella attuale. La squadra non ha centrocampisti top, né attaccanti top. Non è strutturata per vincere lo scudetto”. Un’analisi che sposta il focus dalle colpe del singolo allenatore ai limiti strutturali dell’organico a sua disposizione.



