Juventus, tanto gioco ma pochi gol: un vecchio problema

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Cronache sport calcio
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La Juventus ha mostrato ancora una volta il suo lato più contraddittorio nella partita contro il Frosinone. I bianconeri hanno costruito numerose occasioni e calciato in porta con frequenza, ma non sono andati oltre il gol segnato da Bremer sugli sviluppi di un calcio d’angolo. Un problema di concretezza che ripropone le difficoltà già viste nei primi sette mesi della gestione di Luciano Spalletti.

La squadra ha prodotto una notevole mole di gioco e creato diverse opportunità, ma la scarsa efficienza sotto porta ha lasciato il risultato in bilico fino alla fine. Il rischio di perdere punti preziosi si è materializzato al 93′, quando un colpo di testa di Calvani si è stampato sul palo, salvando la Juventus da una beffa.

Lo stesso allenatore Luciano Spalletti, al termine della gara, non ha nascosto la propria frustrazione, tracciando un parallelo con la stagione passata. “Sembra di rivivere le partite dell’anno scorso: il rigore sbagliato, le tante occasioni create e non sfruttate, il palo interno sulla riga…”, ha dichiarato il tecnico, ricordando gli episodi che sono costati alla squadra la qualificazione alla Champions League.

I numeri della partita contro il Frosinone confermano questa analisi. La produzione offensiva bianconera è stata quella di una grande squadra: 20 tiri complessivi, di cui 5 nello specchio della porta e 13 dall’interno dell’area di rigore. A questi dati si aggiungono un palo colpito da Kalulu, 12 calci d’angolo e un possesso palla superiore al 63%.

Il modello statistico degli Expected Goals (xG) ha assegnato alla prestazione della Juventus un valore di 1,99, indicando che, in base alla qualità delle occasioni create, la squadra avrebbe dovuto segnare almeno due reti. Un clamoroso errore di Francisco Conceição a porta quasi sguarnita, a inizio secondo tempo, è l’emblema di questa inefficacia.

Questa partita sembra il remake di quanto già osservato durante la stagione 2025/26. In quel campionato, la Juventus si era distinta per essere la seconda squadra per gol attesi in Serie A (74 xG), ma ne aveva realizzati ben 13 in meno rispetto alle previsioni. Nessuno dei tre centravanti in rosa (David, Vlahovic e Openda) era riuscito a raggiungere la doppia cifra sotto la sua guida.

Questo dato rappresenta una notevole anomalia nella carriera di Spalletti, un allenatore che in passato ha sempre saputo esaltare le doti dei suoi bomber, da Totti a Dzeko, passando per Icardi e Osimhen. Il problema del centravanti appare quindi sempre più evidente e preoccupante.

Con la partita dello “Stirpe”, sono passati 126 giorni dall’ultima volta che un attaccante diverso da Dusan Vlahovic (ceduto al Besiktas) ha segnato un gol per la Juventus. Nel mirino delle critiche è finito soprattutto Kolo Muani, autore di un errore decisivo, ma il problema sembra avere radici più profonde. “Questo gol che ha sbagliato ce lo dovrà restituire”, è stato l’auspicio di Spalletti, che attende una reazione dai suoi attaccanti.

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