NAPOLI – Una montagna di crediti d’imposta fittizi, per un valore di oltre 14 milioni di euro, generata sulla base di lavori di ristrutturazione edilizia mai iniziati. È il cuore di una truffa colossale ai danni dello Stato, smascherata dai militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli, che ha portato oggi, 24 settembre 2026, all’esecuzione di un’ordinanza di misura cautelare interdittiva nei confronti di un imprenditore e di un professionista.
L’operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli, rappresenta il culmine di una complessa attività investigativa condotta dai finanzieri del Gruppo di Giugliano in Campania. Le indagini avevano già inferto un primo, duro colpo all’organizzazione lo scorso luglio, quando era stato disposto il sequestro preventivo non solo dell’enorme somma di crediti inesistenti, ma anche dell’intero complesso aziendale e delle quote di due società, la “Domus s.r.l.” e la “Gloria Holding s.r.l.”, entrambe con sede nel capoluogo partenopeo e ritenute le scatole giuridiche utilizzate per perpetrare l’illecito.
Il meccanismo fraudolento, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, era tanto semplice quanto spregiudicato. Al centro di tutto vi era il rappresentante legale della “Domus s.r.l.”, società che si proponeva a numerosi condomini come “general contractor”, assumendosi l’onere della progettazione e dell’esecuzione di interventi di ristrutturazione, con particolare riferimento a quelli che davano accesso alle generose agevolazioni fiscali del cosiddetto “decreto rilancio” (D.L. n. 34/2020).
La promessa, tuttavia, rimaneva solo sulla carta. Nonostante non venisse posato un singolo mattone né montata alcuna impalcatura, l’imprenditore, con la fondamentale complicità di un tecnico compiacente, avrebbe messo in piedi un castello di documenti falsi. Venivano emesse fatture per lavori mai eseguiti e, soprattutto, prodotte le asseverazioni che attestavano falsamente i vari stati di avanzamento dei lavori (SAL). Questa documentazione fittizia veniva poi caricata sul portale dell’ENEA per le pratiche di efficientamento energetico.
Una volta ottenuto il visto di conformità da parte di altri asseveratori fiscali, l’ultimo tassello del mosaico andava al suo posto: la documentazione completa veniva inviata telematicamente, generando, in assenza di qualsiasi presupposto di legge, i crediti d’imposta direttamente sui cassetti fiscali dei singoli condomini, spesso ignari della complessa macchinazione. A quel punto, scattava la fase finale del piano: i crediti venivano immediatamente ceduti all’impresa dell’indagato, che provvedeva a “monetizzarli” vendendoli a sua volta a istituti di credito e ad altre società, trasformando così la carta straccia in denaro sonante.
Di fronte al grave quadro indiziario raccolto dalle Fiamme Gialle, il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Napoli Nord ha accolto la richiesta della Procura, emettendo l’ordinanza di applicazione di misura cautelare personale interdittiva. Per l’imprenditore è scattato il divieto di esercitare imprese, mentre per il professionista coinvolto è stato disposto il divieto di esercitare la propria professione tecnica. Un provvedimento mirato a bloccare la reiterazione di un reato che ha drenato ingenti risorse pubbliche destinate a rilanciare il settore edilizio.
Si precisa che il provvedimento eseguito è una misura cautelare, disposta in sede di indagini preliminari, avverso la quale sono ammessi mezzi di impugnazione. I destinatari della stessa sono persone sottoposte alle indagini e, pertanto, presunte innocenti fino a sentenza definitiva.






