L’intervista. Federico Di Napoli: “Contro le mode del momento sulle orme di Rocky Balboa”

Il giovane volto di “Made in Sud”. Uscirà a fine marzo il suo nuovo singolo “Viandanti persi”

Federico Di Napoli

NAPOLI (Emilia Verde)“Bisogna avere costanza e rialzarsi sempre”, è questa la filosofia del giovane cantautore di Aversa, Federico Di Napoli, di soli ventiquattro anni, il quale porta avanti la sua crescita professionale, che lo ha portato in prima serata alla trasmissione di Rai Due, “Made in Sud”.

Quando è nata questa passione per la musica? 

Ero piccolissimo, avevo otto anni, ed è successo per caso. Ero un ragazzino quasi ingestibile dal punto di vista comportamentale, quindi le mie insegnanti mi proposero di “sfogare” la mia vivacità nel progetto teatrale che si svolgeva in quei giorni nella mia scuola. Già da prima canticchiavo, ma più di tutto mi piaceva imitare, soprattutto Renga, i Cugini di Campagna, ma così, per gioco. Quando poi mi ascoltarono a scuola, restarono colpiti dalla mia voce, e devo essere sincero, anch’io. Da lì è stata una escalation, coi progetti teatrali sia a scuola elementare che alle medie. Dopo ho iniziato a partecipare ai festival locali, in giro per Aversa, poi pian piano a Napoli e a Caserta, e nel frattempo “canticchiavo” a qualche matrimonio, giusto così per avere i primi contatti importanti con il pubblico, il tutto sempre accompagnato dallo studio. Infatti da subito ho iniziato a studiare canto e pianoforte.

Scrivi tu le tue canzoni, parole e musica?

Io scrivo con un ragazzo, Stefano Chello, il quale mi segue in tutto. Mi fa da co-autore, da manager, ed è lui che si occupa della parte letterale delle mia canzoni. Collaboriamo, a volte anche tramite whatsapp. Quando, per esempio, mi viene in mente una melodia, gliela giro, e lui diventa il paroliere delle mie composizioni. Seduto al piano, invento i miei motivetti, anche in un inglese “inventato”, e poi da lì diventano parole vere in italiano. Ovviamente poi sviluppiamo il tutto, che in studio di registrazione diventa diverso e prende vita sul serio.

Come sei arrivato a “Made in Sud”?

Con un progetto parallelo a questo, quello dei Radio Rocket, un gruppo composto da me, Carmine De Chiara e Cesare Segreto. Siamo un trio nato tre anni fa a teatro, dove loro erano due “macchiette” della compagnia, due attori goliardici, ed io il cantante. Abbiamo unito il tutto, creando questa unione musicale, con delle “rotture” comiche. Carmine  è il comico del trio e Cesare è il jolly, che suona e dà una mano a me e anche a lui. Così abbiamo iniziato a girare dei video e a pubblicarli sul web, e da lì, poi, tre anni fa, abbiamo partecipato a dei provini che facevano per “Made in Sud”. Siamo piaciuti, e ci ingaggiarono per il Laboratorio, “Sipariando”, che è una fase sperimentale per i giovani emergenti, con spettacoli  al Teatro Tam di Napoli. Qui il produttore di “Made in Sud”, Nando Mormone, insieme con altri autori, come il comico Mino Abacuccio, ci seguiva, aggiustava i pezzi, e così, step by step siamo arrivati in prima serata.

Ti diverti coi Radio Rocket, ma la tua passione è la musica.

Questo è il mio mestiere, ma fortunatamente le due cose non vanno in contrasto, perché nel gruppo io sono comunque il cantante, non faccio il comico, quindi le due cose possono viaggiare parallelamente senza snaturare ciò che sono in realtà.

Hai pubblicato già tre singoli, ce ne parli? 

Il primo si intitola “Macigno”, ed è del 2017, poi “You drive me crazy” nel 2018, e l’ultimo “Da mezzanotte in poi” uscito nel 2019.Progetti per il futuro? Innanzi tutto continuare con “Made in Sud”, con questo bel progetto, e poi vi svelo in esclusiva, l’uscita del mio nuovo singolo, il ventinove marzo 2019, che si chiamerà “Viandanti persi”. Diversamente dal singolo precedente che è di genere pop, questa è una ballata molto malinconica, direi particolare.

Federico hai fatto cover di diversi cantanti, a quale sei più legato? 

A Bruno Mars, il mio idolo. Nel corso degli anni mi sono ispirato a diversi artisti come Craig David, Michael Jackson, Stevie Wonder, fondamentalmente musica black. Altri artisti che mi piacciono non ci sono più, come Pino Daniele, ad esempio, per cui avrei fatto follie pur di  sentirlo dal vivo. 

Se dovessi lanciare un messaggio ad un giovane come te, che vuole realizzare il suo sogno, cosa gli diresti? 

Io credo che la prima cosa sia crederci sempre. Sono cresciuto col carattere di Rocky Balboa, che tra l’altro ho tatuato sul braccio, quello che si rialzava sempre. Mi ha insegnato che la prima cosa è essere tenaci e non snaturarsi mai. Bisogna portare avanti le proprie idee anche se la moda del momento dice il contrario. Anche perché in tutto c’è un ciclo che finisce, ma che poi ritorna. Secondo la moda del momento, ad esempio, dovrei fare musica trap, ma io porto avanti le mie idee ed il mio genere senza farmi influenzare da ciò che va di moda.

Tu dove vuoi arrivare?

Sempre più in alto, ma passo dopo passo. Ora sono arrivato a Made in Sud, e vorrei portare questo progetto fino alla fine. Poi vorrò Sanremo. E poi gli Eurovision, e così via. Ma step by step. 

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