Si è spento all’età di 69 anni Evaristo Beccalossi, fantasista e figura iconica dell’Inter di fine anni Settanta e inizio Ottanta. L’ex calciatore è deceduto a Brescia, sua città natale, dove era ricoverato. Le sue condizioni di salute erano diventate critiche da circa un anno, in seguito a un grave malore.
Nato a Brescia il 12 maggio 1956, Beccalossi ha legato il suo nome principalmente all’Inter, dove ha militato dal 1978 al 1984. In maglia nerazzurra ha collezionato 216 presenze tra campionato e coppe, segnando 37 reti e diventando un idolo per i tifosi. Con il club ha conquistato lo Scudetto nella stagione 1979-80 sotto la guida di Eugenio Bersellini e una Coppa Italia nell’annata 1981-82.
Indimenticabile per il popolo interista la sua doppietta nel derby vinto 2-0 contro il Milan il 28 ottobre 1979, una delle sue prestazioni più celebri. Con l’Inter ha raggiunto anche le semifinali della Coppa dei Campioni 1980-81, confermandosi come uno dei talenti più puri del calcio italiano di quel periodo.
Soprannominato “Becca”, era amato non solo per la sua classe, i dribbling e i colpi di genio, ma anche per la sua spiccata personalità e ironia. Un episodio rimasto nella storia del club è quello dei due calci di rigore sbagliati in sette minuti durante una partita di Coppa delle Coppe contro lo Slovan Bratislava, un evento che ha ispirato anche un celebre monologo del comico Paolo Rossi, sottolineando il carattere unico del giocatore.
Dopo aver lasciato l’Inter nel 1984, in seguito all’arrivo di Hansi Müller, la sua carriera è proseguita alla Sampdoria, per poi concludersi nelle serie minori con le maglie di Monza, Barletta e Pordenone fino al ritiro nel 1991. Terminata l’attività agonistica, Beccalossi ha intrapreso la carriera di opinionista televisivo, facendosi apprezzare per la sua schiettezza.
Negli ultimi anni ha ricoperto anche il ruolo di capo delegazione per le Nazionali giovanili della FIGC, mantenendo un legame con il mondo del calcio. L’Inter lo ha ricordato con un comunicato ufficiale, citando le parole dell’avvocato Peppino Prisco: “Lui non giocava con il pallone, era il pallone che giocava con lui”. Lo stesso Beccalossi, in una recente intervista, aveva descritto così il suo legame con i tifosi: “La cosa più bella era che il popolo interista si identificava in noi”.













