Abruzzo: un patto per convivere con l’orso bruno

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Coesistenza pacifica
Coesistenza pacifica

La convivenza tra esseri umani e grandi carnivori rappresenta una delle sfide più complesse per la conservazione della biodiversità. Spesso, la nostra percezione di animali come l’orso bruno marsicano è viziata da categorie errate: da un lato la paura atavica del predatore, dall’altro una romanticizzazione che lo trasforma in un innocuo peluche. Entrambe le visioni negano la sua vera identità.

Per superare questa dicotomia, nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise è stato avviato un innovativo programma di coesistenza. L’iniziativa si fonda su un principio tanto semplice quanto potente: l’alterità. Si tratta di riconoscere l’orso non per come lo vorremmo, ma per quello che è: un essere selvatico con esigenze, comportamenti e un ruolo ecologico precisi, completamente distinto dal nostro.

Il programma si propone di sviluppare una nuova coscienza collettiva, basata sulla comprensione dell’altro-animale senza giudicarlo secondo le nostre categorie umane. Questo significa andare oltre i pregiudizi e le paure che ci tengono prigionieri, diffidenti verso una natura che non conosciamo o non controlliamo più. L’obiettivo è avvicinare l’orso, non fisicamente, ma culturalmente, sentendolo come parte integrante e vitale del territorio che condividiamo.

L’alterità, in questo contesto, diventa sinonimo di conoscenza. Attraverso incontri formativi nelle scuole e workshop dedicati a residenti e operatori turistici, si forniscono gli strumenti per comprendere l’etologia dell’orso. Capire perché un esemplare si avvicina a un centro abitato, ad esempio, non è un segno di aggressività, ma spesso una ricerca di cibo facilmente accessibile. La diversità biologica, se riconosciuta, diventa un arricchimento per la comunità, non una minaccia.

L’iniziativa promuove anche azioni concrete, come l’installazione di cassonetti anti-orso e la creazione di corridoi ecologici sicuri. Scoprire l’altro-orso conduce anche alla scoperta di noi stessi e del nostro impatto. Ci costringe a riflettere sulle nostre abitudini, sulla gestione dei rifiuti e sul nostro modo di attraversare il paesaggio. Insegna, come scriveva San Paolo, a “sopportarsi a vicenda”, che in termini ecologici si traduce in “rispettarsi a vicenda”, riconoscendo i reciproci spazi vitali.

Questo approccio è un potente antidoto contro la violenza. Il bracconaggio e le persecuzioni nascono spesso da un’idea distorta di possesso del territorio e dalla negazione dell’autonomia e del diritto all’esistenza dell’animale. Promuovere l’alterità significa contrastare questa logica, educando a uno sguardo sul mondo la cui bellezza risiede proprio nella sua straordinaria diversità.

Guardare l’ecosistema con gli “occhi” dell’orso, comprendendone le necessità e le pressioni, è un viaggio che rinnova il nostro patto con la natura. È un percorso che ci insegna che la vera sicurezza non deriva dall’eradicazione di ciò che è diverso, ma dalla capacità di creare un equilibrio basato sulla comprensione profonda. Solo così la coesistenza cesserà di essere una sfida per diventare una realtà sostenibile.

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