Una nuova speranza per le barriere coralline del Mar Rosso, messe a dura prova dal surriscaldamento globale e dai conseguenti fenomeni di sbiancamento. Un team internazionale di biologi marini, coordinato dall’Istituto Oceanografico di Eilat, ha pubblicato sulla rivista ‘Nature Ecology & Evolution’ i risultati di una ricerca rivoluzionaria. Lo studio ha dimostrato che un intervento rapido e mirato può riattivare i meccanismi di difesa dei coralli, compensando in parte gli effetti negativi dello stress termico.
I ricercatori hanno osservato che una singola somministrazione di un ‘cocktail’ di nutrienti e probiotici specifici, della durata di poche ore, ha avuto effetti sorprendenti su porzioni di barriera corallina gravemente danneggiate. In condizioni di laboratorio e successivamente in situ, i coralli trattati hanno mostrato un significativo miglioramento delle loro funzioni vitali e una maggiore capacità di recupero rispetto ai gruppi di controllo.
Il meccanismo alla base di questa ‘terapia d’urto’ naturale è affascinante e ricorda, per analogia, la reazione del corpo umano all’esercizio fisico dopo un periodo di stress. L’iniezione di composti bioattivi agisce come uno stimolante per l’intero sistema del corallo. In primo luogo, favorisce il rilascio di molecole segnale che riattivano le zooxanthellae, le microalghe simbionti che vengono espulse durante lo sbiancamento. Questo processo aumenta l’efficienza fotosintetica e fornisce nuova energia al polipo.
Inoltre, il trattamento innesca un’attivazione del ‘sistema immunitario’ del corallo, incrementando la produzione di proteine da shock termico e antiossidanti. Questo rafforza la struttura del polipo e lo rende più resistente a ulteriori stress ambientali. In sostanza, la breve terapia contrasta l’inerzia biologica indotta dallo shock termico, quella fase di stallo in cui il corallo non riesce a riprendersi autonomamente.
I risultati sono stati evidenti: a poche settimane dal trattamento, le colonie coralline coinvolte nell’esperimento hanno mostrato tassi di recupero della colorazione e della crescita superiori del 40% rispetto alle colonie non trattate. Un successo che ha sorpreso gli stessi scienziati per la sua rapidità ed efficacia.
Questa scoperta apre scenari promettenti per la conservazione degli ecosistemi marini. Sebbene non risolva il problema alla radice, ovvero il cambiamento climatico, questa tecnica offre uno strumento prezioso per interventi di emergenza. Potrebbe essere utilizzata per salvare aree di particolare valore ecologico o per rafforzare la resilienza delle barriere in attesa di soluzioni globali più ampie e definitive.















