Meno rifiuti senza gli imballaggi

L’acquisto alla spina e dello sfuso insieme al riciclo per ridurre la spazzatura prodotta

NAPOLI – Ce lo insegnano da quando siamo bambini: il miglior modo per avviare un corretto ciclo di rifiuti è quello di eseguire correttamente la raccolta differenziata.
Separare la plastica dalla carta, l’umido dall’organico, buttare a parte il vetro. Una sana abitudine quotidiana che non bisogna perdere, rispetto alla quale va fatto però un passo avanti.

Dietro al gesto di affidare uno scarto alla pattumiera, deve infatti esserci il tentativo di evitare il più possibile l’acquisto e quindi il consumo degli imballaggi.

Ma partiamo dalla domanda primaria: che cos’è un imballaggio? L’imballaggio è tutto quel che contiene un prodotto di consumo ed è utile alla sua conservazione. Facilita la conservazione del bene e quindi il trasporto. Per fare qualche esempio concreto, l’imballaggio è il tubo del dentifricio, le vaschette di plastica che contengono la frutta o la verdura confezionata, il cartone delle uova. Tutto quello, dunque, che raccoglie un bene alimentare, che passa quindi dagli scaffali del supermercato alle nostre tavole.
Dopo aver fatto la spesa, il gesto automatico che compiamo una volta tornati a casa mentre sistemiamo i prodotti acquistati, è proprio quello di buttare via gli imballaggi. La loro funzione è stata assolta: non ci servono più. Se diamo uno sguardo al cesto della spazzatura, gran parte dei rifiuti che produciamo è composta proprio dagli imballaggi.

Come fare dunque per evitare di accrescere il numero di rifiuti giornalieri? La prima risposta, ovviamente, è quella di evitare di acquistare prodotti contenuti all’interno di imballaggi. Sembra impossibile ma non lo è affatto. La soluzione risiede nell’acquistare i prodotti alla spina. In ogni città ci sono dei punti vendita che offrono beni sfusi, che si possono comprare portando con sé delle vaschette, dei contenitori, insomma degli imballaggi da noi precedentemente riciclati. Tornati a casa li svuoteremo, li laveremo, per poi tornare ad utilizzarli. Pensate, per esempio, a quando acquistate la frutta al supermercato o direttamente dal commerciante: viene spontaneo strappare una bustina di plastica dal rotolo per metterci dentro il nostro chilo di mele. Abitudine sbagliata che va assolutamente corretta: la prossima volta che dovrete rifornire il frigorifero, portatevi delle vecchie borse di tela o anche di cotone che non utilizzate più. Lavate comodamente in lavatrice, potranno essere i vostri ‘eterni’ imballaggi

. Ma imballaggio è anche la bottiglia di plastica. Se proprio non potete fare a meno di acquistare delle confezioni, provate almeno a riciclarle. Come? Sia riempiendole più volte con l’acqua del rubinetto, ottima da bere, che, una volta invecchiate e usurate dal riuso, utilizzandole per acquistare alla spina prodotti come i detersivi per la casa. Stesso discorso per i barattoli di vetro: sottaceti, passate di pomodoro, filetti di tonno. Tutti imballaggi d’oro che non vanno buttati, ma riciclati quanto più possibile.

Imballaggio, ancora, è anche lo scatolo di cartone che contiene delle scarpe nuove appena acquistate, o quello che vi hanno spedito da lontano e che finisce regolarmente nella spazzatura. Se ripiegati e conservati con cura, quei cartoni potranno tornarvi utili per trasportare nuovi prodotti, o, perché no, per un futuro trasloco.
In generale, se proprio un prodotto non si può acquistare alla spina o sfuso, cerchiamo di non comprare imballaggi multicomponente, vale a dire fatti di carta e plastica o carta e alluminio, come il tetrapak.

Il primo gesto per salvaguardare la natura è quindi quello di riflettere e domandarsi: cosa posso fare per ridurre i rifiuti?

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome