L’intervista. Regionali, l’ex senatore D’Anna al lavoro per trovare la “terza via”

“Il governo giallorosso cadrà in caso di debacle alle elezioni del 2020 di Pd e 5 Stelle e bisogna vedere chi rioccuperà il centro”

Vincenzo D'Anna, ex parlamentare

CASERTA – L’obiettivo è chiaro: far rinascere il “centro liberale”, andato in mille pezzi dopo la dissoluzione di Forza Italia. In Campania, ma anche a livello nazionale. “E per favore: non tirateci per la giacca”. E’ l’appello che Vincenzo D’Anna, ex parlamentare, tra i principali animatori di Sud (acronimo di “Solidarietà, Unione e Democrazia”), il movimento politico che si prepara a radicarsi sull’intero territorio campano in vista delle elezioni regionali del prossimo anno, lancia a quanti da destra e sinistra, provano a tirarlo dalla propria parte. “Il progetto Sud – spiega l’ex portavoce di Ala – si è allargato anche ad altri partner ed è di carattere politico con una prospettiva che va ben oltre i confini della nostra regione. Altrimenti non avrebbe avuto senso allargare la rosa degli interlocutori anche a persone che hanno la nostra stessa cultura e provenienza, come Giuseppe De Mita, Gioacchino Alfano, Severino Nappi, Michele Pisacane…”

Con le quali che cosa si fa, senatore?

Si discute, nell’ambito di un confronto sereno e concreto, che non tiene conto solo del momento elettorale in Campania, ma anche della prospettiva nazionale.

Perché, cos’altro si attende a livello nazionale?

Noi crediamo che, all’atto della caduta del governo giallorosso, che avverrà in caso di debacle alle regionali del Pd e del M5S, andremo incontro ad un’ulteriore scomposizione del quadro politico. Scomposizione che riguarderà certamente il Pd che, con la segreteria Zingaretti, si è arroccato su vecchie posizioni ideologiche della sinistra classica. Il neonato partito di Renzi e Fi che sembra ormai in via di dissoluzione ed il cui ridimensionamento è destinato a creare un problema di identità e di riconoscimento della stessa natura e funzione del centrodestra. Un centrodestra a trazione leghista e con la Destra a doppia cifra è altra cosa rispetto a quello capeggiato da Berlusconi e dai programmi confezionati da Antonio Martino, Marcello Pera, Giuliano Urbani.

In soldoni, senatore?

Be’, bisogna vedere, dopo questa nuova scomposizione, chi sarà chiamato a ‘rioccupare’ il ruolo centrale dello schieramento politico nazionale, questo eterno luogo di dannazione che ha determinato il fallimento di tanti analoghi progetti e iniziative, perché inteso come luogo dell’equidistanza e del doppiopesismo da parte di coloro che lo hanno presidiato fin da quando è finita la Democrazia Cristiana.

Cosa rappresenta, invece, questo “luogo” per lei?

Di sicuro non è il posto in cui fare la ‘politica dei due forni’, ma quello da cui ripartire per rilanciare un’identità, una visione della società e dell’economia in grado di coniugare il liberalismo con il popolarismo. Il che, volendo sintetizzare ancora, potrebbe essere l’idea del partito liberale di massa che ha, poi, costituito le fortuna del Cavalier Berlusconi.

Insomma, né centrodestra, né centrosinistra per Sud…

A coloro che ci tirano per la giacca per farci scegliere le varie opzioni, opponiamo questo tipo di ragionamento: il popolarismo contro il populismo della Lega, contro la vecchia politica pauperistica del Pd che fa la lotta alla ricchezza e non alla povertà e contro l’antipolitica del M5S.

Proviamo ad essere più pragmatici, senatore: a cosa punta il vostro neonato Movimento?

In poche parole: si tratta di riportare al centro della scena politica nazionale gli interessi del Mezzogiorno in una visione più armonica della società. Ridare fiducia e punti di riferimento ai ceti medi produttivi italiani, senza spaventarli con i falsi problemi dell’immigrazione, della sicurezza personale e di quelle che sono le paure sulle quali ha fatto leva il Carroccio di Salvini. A volo di uccello: cosa hanno in comune i ceti medi italiani con le politiche anti europee, le intese con Le Pen ed Orban, la politica estera che strizza l’occhio a Putin, l’autonomia rafforzata che incentiva la disuguaglianza tra le regioni del Nord e quelle del Sud, l’80 per cento degli investimenti in opere pubbliche e relativa occupazione al Settentrione? Per noi, lo Stato non deve essere onnipresente ed onnipotente, va, all’opposto, ridimensionato e reso più efficiente in tutti i servizi che eroga. Il tutto in un contesto in cui possano essere inseriti criteri di competizione e collaborazione tra pubblico e privato, di efficienza, produttività ed economicità dei servizi medesimi”.

Insomma, per Sud è più una questione di riforma dello Stato che di posizionamento politico?

Sì, è così. Noi ci battiamo affinché prenda forma un partito di natura riformista. Un partito che sia dunque in grado di accorpare anche i riformisti che vengono da diverse esperienze politiche. Ed è in questo che l’idea di Sud si distingue da quanti vorrebbero limitarsi a rifondare, sic et simpliciter, la Dc come soluzione della questione di rappresentanza del centro. Bisogna unire, accorpare uguali sensibilità ed uguali mentalità. Il liberalismo è una dottrina duttile che può accogliere tutte le persone oneste, certamente, ma anche tutte quelle che vedono nello Stato un amico e non un padrone.

E in Campania, presidente? Che fa Sud?

In Campania si naviga ancora nel buio e quindi, per il momento col gruppo degli amici (Cuomo, Montemarano, Milo, Falanga) e tutti gli altri nostri interlocutori, si sta tentando di elaborare le regole di ingaggio, i princìpi comuni per formare una lista unitaria di centro, la più qualificata possibile, che non ci veda direttamente partecipi ma che lasci spazio a nuove energie e personalità provenienti direttamente dal territorio e dal mondo delle professioni.

Ok, ma a qualcuno guarderete, o no? Caldoro? De Luca? Insomma: su chi puntate in ottica regionale?

E perché non una… terza via? Attenzione. Io personalmente ritengo che si debbano ancora aspettare le candidature ufficiali degli schieramenti e solo allora si potrà discutere con i candidati e con tutti i sostenitori del nostro movimento, per decidere, tutti quanti insieme, quale debba essere la scelta sui due versanti. Ma ripeto: non escluderei neanche la terza ipotesi, perché se nel centrodestra dovessimo sorbirci le solite minestrine riscaldate e nel centrosinistra dovessimo ritrovarci davanti candidati espressione della sinistra antagonista, la creazione di un terzo polo potrebbe rappresentare la via d’uscita dalla palude stagnante nella quale ci ritroviamo impantanati ora.

Allora niente De Luca, senatore?

Io non so se il governatore Vincenzo De Luca sarà ricandidato. Fu la prima cosa che chiedemmo ad un suo rappresentante quando lo incontrammo, alcuni giorni fa. Per quanto mi riguarda, se a sinistra verrà fuori questo nome, credo sia una cosa buona, sia per la chiarezza del quadro politico, sia per le chance di successo che gli si possono senz’altro attribuire.

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