In un calcio spesso dominato da retorica e polemiche, il nuovo allenatore del Milan, Rúben Amorim, ha introdotto uno stile di comunicazione fondato su un’onestà disarmante. La sua analisi dopo il pareggio contro la Juventus ne è stata l’emblema: “Non meritavamo di vincere, a essere onesti la Juventus non meritava di perdere”, ha dichiarato, aggiungendo che la squadra deve migliorare. Parole secche e dirette, che rappresentano una netta rottura con il passato e che sono state apprezzate dai tifosi.
Questa schiettezza è il marchio di fabbrica del tecnico portoghese. È un approccio che non ammette compromessi, nemmeno sul piano tattico. In una sua precedente esperienza, alla richiesta di abbandonare il suo 3-4-2-1 rispose che nessuno avrebbe potuto convincerlo, “nemmeno se me lo chiedesse il Papa in persona”. Un avvertimento chiaro sulla sua coerenza e responsabilità. Al Milan, questo approccio sembra aver trovato un ambiente fertile, con una proprietà che lo ha scelto e sostenuto pienamente, a differenza di quanto accaduto a Manchester.
Il metodo Amorim si estende al rapporto umano con i suoi giocatori. Fin dalla sua presentazione, ha sottolineato l’importanza di essere “onesto e corretto” per guadagnare il rispetto del gruppo, interessandosi alla loro vita anche fuori dal campo per cementare lo spirito di squadra. L’affetto mostrato per il giovane Cisse, pur estendendo l’apprezzamento a tutta la rosa, dimostra questa attenzione al lato umano, fondamentale nella sua filosofia per ottenere risultati.
Fedeltà e coerenza sono le sue parole d’ordine. Amorim non nasconde le proprie emozioni, come quando in passato ammise di sentirsi frustrato dopo una sconfitta o di provare sentimenti contrastanti verso i suoi giocatori. Tuttavia, il suo focus rimane sempre sul campo, evitando di perdersi in discussioni su episodi arbitrali. “Voglio essere dominante, recuperare palla velocemente e far divertire i tifosi”, aveva annunciato al suo arrivo. Un progetto a lungo termine di cui si è detto il primo responsabile.
La sua gestione comunicativa si è rivelata efficace anche su altri fronti. Ha definito il mercato del Milan “da 10”, definendo i suoi giocatori “i migliori al mondo” e il club “la migliore squadra in Italia”. Ha inoltre evitato di cadere nelle provocazioni, come nel caso di un commento di Chivu sugli scontri diretti, affermando di essere concentrato unicamente sul percorso di crescita della squadra.
Questo approccio, lontano dal vittimismo e incline a riconoscere i meriti degli avversari, rappresenta una novità per il calcio italiano. La sincerità a volte può essere un’arma a doppio taglio, come dimostrato dalla sua esperienza allo United, dove dichiarò di essere “un manager, non un semplice allenatore” poco prima del suo addio. Al Milan, però, il contesto è diverso e la sua capacità di fare autocritica e di parlare con chiarezza sembra essere esattamente ciò di cui il club aveva bisogno per iniziare un nuovo ciclo.










