Milano: bimbo di due anni ucciso di botte, trovato e fermato il padre

MILANO – E’ stato rintracciato e fermato il padre del piccolo di due anni trovato morto questa mattina in via Ricciarelli 22, quartiere San Siro, periferia ovest di Milano. Le indagini si sono subito concentrate sul genitore, Aliza Hrustic, un 25enne nato a Firenze ma anche lui di origini croate, accusato di infanticidio.
L’uomo è stato rintracciato e fermato dalla polizia nella tarda mattinata di oggi, in zona Giambellino.

I fatti

A chiamare i soccorsi è stato lo stesso padre, preoccupato perché “il figlio stava male”. All’arrivo della polizia però in casa c’era soltanto la madre, Silvja Z. di origine croata, che a 23 anni ha cinque figli ed è incinta del sesto. Il piccolo è stato trovato il corpo senza vita di un bambino di due anni con evidenti segni di violenza.

La testimonianza

A parlare è un familiare del bambino, Secic Bardo, che descrive il padre del piccolo, sospettato di averlo picchiato fino a causarne la morte, come una persona violenta con problemi psichici. Il genitore, secondo Bardo “vive così come capita”, senza un lavoro fisso e in passato aveva avuto comportamenti violenti, di cui lui stesso, colpito alla testa, era stato vittima. “Se lo vedevo prima di questa cosa, io lo ammazzavo e sarebbe stato meglio. Si merita l’ergastolo”, ha detto l’uomo, che dopo aver saputo del nipotino, si è precipitato in via Ricciarelli.


L’ultimo caso di infanticidio


L’ultimo episodio di infanticidio il 21 aprile scorso. Il dramma si è consumato a Piedimonte San Germano, un piccolo centro del Cassinate. Un bimbo soffocato per aver disturbato i genitori con il pianto. La mamma 28enne si era poi addossata tutte le responsabilità. Era venuta fuori la storia di una ragazza depressa, alle prese con tante difficoltà, che davanti al pianto del bimbo era impazzita. Ma contraddizioni erano emerse anche nel racconto del 48enne Nicola Feroleto e non solo. Tanto che gli investigatori hanno  finito per sospettare che qualcuno possa aver cercato di coprire l’indagato. E dopo lunghi interrogatori, analisi delle celle agganciate dai telefoni cellulari dei protagonisti dell’atroce vicenda, testimonianze e intercettazioni, sia telefoniche che ambientali, gli inquirenti hanno sottoposto a fermo pure l’uomo.

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