Morte del Maresciallo Sparago, l’ombra del dubbio: i RIS cercano la prova regina

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Operazione dei carabinieri
Operazione dei carabinieri

LA SPEZIA – Un velo di mistero continua ad avvolgere la tragica fine di Giovanni Sparago, il giovane maresciallo dei carabinieri di 25 anni trovato senza vita lo scorso 18 aprile. Quella che inizialmente era stata archiviata come una drammatica fatalità, un suicidio consumato all’interno di una Stazione dell’Arma in Liguria, si arricchisce ora di un nuovo, cruciale capitolo investigativo. La Procura del Tribunale de La Spezia, decisa a non lasciare alcuna zona d’ombra, ha impresso una decisa accelerazione alle indagini.

Ieri, il Sostituto Procuratore della Repubblica, la dott.ssa Monica Burani, titolare del fascicolo, ha formalmente conferito un incarico che potrebbe rivelarsi decisivo. Ha chiamato in causa l’eccellenza scientifica dell’Arma: i Carabinieri del Raggruppamento Investigazioni Scientifiche (RIS) di Parma. L’obiettivo è cristallino: eseguire “accertamenti tecnici non ripetibili di microscopia elettronica a scansione” sui tamponi sequestrati nell’immediatezza del fatto. Si tratta del cosiddetto esame dello “stub”, la prova regina per accertare se una persona abbia, o meno, esploso un colpo d’arma da fuoco.

Le operazioni, ad alta specializzazione tecnica, prenderanno il via il prossimo 26 maggio nei laboratori di Parma. A supervisionarle ci sarà il Comandante dei RIS, il Colonnello Matteo Donghi. Ma a quel tavolo non siederanno solo gli investigatori. A garanzia della famiglia Sparago, che non ha mai creduto all’ipotesi del gesto volontario e isolato, sarà presente il loro consulente di parte: l’esperto di analisi balistiche Paride Minervini, Ufficiale della Riserva dello Stato Maggiore dell’Esercito.

Sotto la lente del microscopio elettronico finiranno i campioni prelevati dalle mani, dalle narici e persino dalle orecchie del maresciallo deceduto. I tecnici cercheranno la firma inequivocabile di uno sparo: la presenza di particelle di bario, antimonio e piombo, elementi che compongono l’innesco del proiettile e che si vaporizzano al momento della detonazione, depositandosi sulle superfici più vicine. L’esito di questo accertamento fornirà una risposta scientifica a una domanda fondamentale: è stato Giovanni a premere il grilletto?

Tuttavia, anche una risposta affermativa non chiuderebbe il caso. Anzi. Il fascicolo aperto dalla dott.ssa Burani è infatti rubricato per un’ipotesi di reato ben più grave e complessa: istigazione al suicidio (articolo 580 del codice penale). È questa la tesi sostenuta con forza dai legali della famiglia Sparago, gli avvocati Gaetano e Raffaele Crisileo. Per loro, se anche Giovanni ha compiuto il gesto finale, qualcuno potrebbe averlo spinto a farlo, con pressioni, vessazioni o comportamenti che hanno reso la sua vita un inferno.

Proprio in quest’ottica, i legali hanno depositato nei giorni scorsi un’istanza formale alla Procura, chiedendo di sentire come persone informate sui fatti i genitori del giovane maresciallo. Secondo la difesa, essi sarebbero a conoscenza di circostanze e dettagli sulla vita e sullo stato d’animo del figlio, elementi potenzialmente decisivi per indirizzare le indagini. Se le loro dichiarazioni dovessero corroborare l’ipotesi dell’istigazione, il fascicolo, attualmente contro ignoti, potrebbe vedere l’iscrizione dei primi nomi nel registro degli indagati.

L’inchiesta si muove dunque su un doppio binario: da un lato la scienza, con l’esame del RIS che cercherà certezze sulla dinamica materiale; dall’altro l’indagine tradizionale, che scava nel vissuto della vittima. A questi due filoni si aggiunge l’attesa per un altro tassello fondamentale: l’esito completo dell’esame autoptico, eseguito il 23 aprile scorso presso l’Istituto di Medicina Legale di La Spezia. Solo l’incrocio di tutti questi dati – scientifici, medico-legali e testimoniali – potrà finalmente squarciare il buio e restituire la verità sulla morte del maresciallo Giovanni Sparago.

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