CAPRI – Nascosto nel buio di un armadio, con le mani tremanti a reggere le ante danneggiate, sperava di non essere trovato. Ma quel dettaglio, le sue stesse mani, lo ha tradito, ponendo fine a 48 ore di terrore per la sua ex compagna. Si è conclusa così, con l’arresto per maltrattamenti in famiglia e atti persecutori, la fuga di un cameriere 31enne, protagonista di una brutale aggressione che ha sconvolto la tranquillità dell’isola azzurra.
L’incubo per una 30enne del posto inizia all’ora di pranzo di domenica 19 maggio. Una notifica sullo smartphone di lui, mentre sono a letto, è la scintilla che scatena l’inferno. Una discussione per gelosia, breve e fatale. L’uomo, accecato da una furia incontrollabile, scatta e si avventa sulla donna. La blocca, la colpisce con una scarica di schiaffi, una decina, al volto e alla testa. Poi, il gesto più terrificante: le stringe le mani attorno al collo, togliendole il respiro. Solo un calcio disperato permette alla vittima di divincolarsi e sfuggire a una morsa che avrebbe potuto essere letale.
La violenza dell’uomo si riversa poi sulla casa: oggetti scaraventati a terra, una tenda divisoria strappata, il caos che regna sovrano. Mentre lei urla, cercando di tenerlo a distanza, il 31enne si dirige verso la porta d’ingresso e, con un calcio violento, ne frantuma il pannello in vetro. Ma l’aggressione non è finita. Dall’esterno, la sua voce la richiama con una frase agghiacciante: “Vieni a vedere cosa sta prendendo fuoco…”. La 30enne esce e assiste a una scena surreale e intimidatoria: la sua divisa da lavoro, simbolo della sua indipendenza, avvolta dalle fiamme. Terrorizzata, si barrica in casa e attende l’arrivo dei Carabinieri, allertati dalla Centrale Operativa di Sorrento.
All’arrivo della pattuglia della stazione di Capri, la scena è inequivocabile: il volto della donna è gonfio e arrossato, l’appartamento è a soqquadro. Trasportata in ospedale, le viene diagnosticata una prognosi di sette giorni per “contusione del volto, del labbro superiore, del collo e del braccio destro a seguito di aggressione”, oltre a un profondo stato di agitazione.
Dal suo racconto emerge un quadro di un rapporto in crisi. Insieme da due anni, ma da un mese la relazione era diventata un’altalena di calma apparente e scatti d’ira. Lei voleva lasciarlo, ma lui non accettava la fine della storia. Una frase, pronunciata in passato, le rimbomba nella testa come una condanna: “In due sull’isola siamo troppi”.
I militari si mettono subito sulle tracce dell’aggressore, rintracciandolo poco dopo in un noto hotel dell’isola dove lavora. È in evidente stato di alterazione psicofisica. Portato in caserma, ha una crisi che rende necessario l’intervento del 118. Viene disposto per lui un Trattamento Sanitario Obbligatorio e il ricovero in ospedale con una diagnosi di “intossicazione da sospetta assunzione di farmaci antipsicotici in dose non terapeutica”. Viene attivato il “Codice Rosso” e l’uomo viene denunciato.
La sera del 20 maggio, però, la situazione precipita di nuovo. L’uomo viene dimesso. I Carabinieri avvertono immediatamente la donna, che per precauzione non torna a casa. Lui, non potendola raggiungere su WhatsApp perché bloccato, le invia un SMS dal sapore di ricatto: “Tengo cose sul telefono che se voglio ti faccio uscire su tutti i giornali….sbloccami”.
Licenziato dal lavoro e senza un posto dove andare, il 31enne decide di attendere la sua vittima proprio a casa di lei. La donna, spaventata, contatta di nuovo i Carabinieri. I militari, dopo essersi sincerati che fosse al sicuro, si recano presso l’abitazione. La porta con il vetro rotto è un presagio. All’interno, un silenzio innaturale. L’uomo sembra svanito nel nulla, ma i militari, ispezionando la casa devastata, notano delle mani che stringono dall’interno l’anta di un armadio. È la sua fine. I Carabinieri aprono il mobile e lo bloccano. Per lui scattano le manette e si aprono le porte del carcere, ponendo fine a un incubo che la sua ex compagna non dimenticherà facilmente.













