Massimiliano Allegri ha provato a difendere l’operato della sua squadra dopo la sconfitta in Champions League contro l’Arsenal, sostenendo che la fase difensiva fosse stata più efficace rispetto alle partite perse contro Como e Inter. “Se avessimo fatto questa difesa contro Como e Inter forse sarebbero finite in modo diverso”, ha dichiarato il tecnico.
La sua analisi non ha convinto l’ambiente e, soprattutto, è stata smentita dai dati statistici. L’atteggiamento remissivo del Napoli ha infatti permesso ai Gunners di produrre un totale di 26 conclusioni verso la porta, un record assoluto in Champions League per una squadra in trasferta.
Il confronto con la recente rimonta subita in campionato contro l’Inter è altrettanto impietoso. Anche in quel caso, i numeri non supportano la tesi di un miglioramento difensivo, anzi, confermano una tendenza allarmante.
I dati riportati da Opta mostrano come gli expected goals (xG) concessi dal Napoli nelle ultime due partite siano stati estremamente alti e molto simili: 4.05 con l’Arsenal e 3.86 con l’Inter. Si tratta di valori mai registrati nella storia recente del club, che evidenziano una vulnerabilità preoccupante.
In pratica, la scelta di interpretare le gare con un baricentro basso per concedere poca profondità si è rivelata un boomerang. Più campo le squadre avversarie hanno avuto a disposizione per manovrare, maggiore è stata la sofferenza del reparto arretrato.
Sono già 6 i gol subiti in quattro partite ufficiali, ma è la costante sensazione di fragilità a destare la maggiore preoccupazione per Allegri e il suo staff tecnico.
A complicare la situazione contribuisce anche un’emergenza infortuni. Il Napoli ha perso per diversi mesi Alessandro Buongiorno, centrale su cui l’allenatore contava per costruire la nuova solidità difensiva.
Anche le condizioni non ottimali di Beukema e i mancati rinforzi dal mercato, con l’obiettivo Mario Gila che non è arrivato, hanno pesato. Benoit Badiashile, dal canto suo, è apparso lontano dalla forma migliore dopo un lungo periodo di inattività.
La crisi non riguarda però solo la difesa. Il centrocampo ha perso per qualche settimana Scott McTominay e attende ancora le versioni migliori di Stanislav Lobotka e André-Frank Zambo Anguissa.
In attacco, Kevin De Bruyne ha spesso dato la sensazione di predicare nel deserto, poco supportato da una squadra che ha rinunciato a costruire gioco, lasciando costantemente l’iniziativa agli avversari.
Con soli tre punti in campionato e tre sconfitte nelle prime quattro partite ufficiali, il club ha registrato la peggior partenza dal 1960. Questo ha fatto scattare un primo allarme e alimentato malumori in città.
Le prossime sfide contro Bologna e Fiorentina, prima della sosta per le nazionali, saranno già decisive per il futuro di Allegri. Intanto, sono emersi i primi nomi per un’eventuale successione, come quello di Raffaele Palladino, presente in tribuna durante la gara contro l’Arsenal.




