La prima sconfitta in Champions League si è aggiunta alle due già subite in campionato. Un risultato che ha lasciato l’amaro in bocca al Napoli di Allegri, pur maturato con una certa serenità data dalla consapevolezza della forza dell’Arsenal. La superiorità della squadra inglese, già prevista, si è confermata sul campo con una vittoria meritata.
Alla squadra azzurra sono rimasti gli applausi dei tifosi per l’impegno dimostrato e la sensazione di essere uscita a testa alta. Tuttavia, sebbene i segnali sul piano del gioco non siano stati del tutto negativi, è emersa la necessità di una svolta in campionato per risollevare il morale del gruppo.
Analizzando le prestazioni dei singoli, Meret si è mostrato reattivo su un tentativo di Merino ed è stato graziato da un errore di Saka nel primo tempo, prima di dover lasciare il campo per infortunio. Al suo posto è entrato Milinkovic-Savic, subito ‘perdonato’ da Hincapie ma poi battuto dal tiro imparabile di Odegaard che ha deciso la partita.
Il capitano Di Lorenzo ha unito esperienza nella gestione della posizione a una generosa spinta offensiva. Al centro della difesa, Rrahmani è apparso molto più concentrato rispetto alle ultime uscite, ben affiancato da un Marín in costante crescita tecnico-tattica. Sulla fascia, Olivera ha gestito con ordine la difficile sfida contro Saka, soffrendo meno del previsto.
In mezzo al campo, Gilmour ha offerto un’ottima prestazione davanti alla difesa, mentre a Lobotka è stato affidato un insolito compito di corsa e sacrificio per compensare le assenze di Anguissa e McTominay. Con il supporto dei due compagni, De Bruyne ha potuto esprimere la sua classe sia in fase di appoggio sia in conclusione. Il fantasista belga ha mostrato segnali di ritorno al suo miglior calcio, sebbene con qualche esitazione, come nel clamoroso errore sotto porta nel finale.
Nel reparto offensivo, a Politano e Alisson non è mancata la spinta, ma è venuta meno la precisione nell’ultimo passaggio. Di conseguenza, anche Højlund, autore comunque di una prova generosa, non ha trovato lo spunto decisivo per finalizzare. Dopo circa un’ora di gioco, i due esterni, sfiniti, hanno lasciato il posto alla freschezza di Favasuli e Vergara, entrambi entrati con coraggio.
Per l’assalto finale, negli ultimi quindici minuti sono stati inseriti anche Neres e Lucca, ma il loro contributo non ha inciso sull’andamento della gara, producendo poche occasioni concrete. Al fischio finale è rimasta la sensazione di una sconfitta quasi inevitabile, ma che lascia comunque un certo rimpianto perché si è concretizzata quando la squadra sembrava aver superato i momenti più difficili.






