NOMI E FOTO. Le mani del clan Mazzarella sul contrabbando di carburanti

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Salvatore Fido, Giuseppe Savino e Gabriele Amodio
Salvatore Fido, Giuseppe Savino e Gabriele Amodio

NAPOLI – Passava per le mani del clan Mazzarella il contrabbando di carburante: è quanto emerso da un’inchiesta della Guardia di Finanza di Caserta, coordinata dalla Dda (procuratore aggiunto Sergio Amato). Ecco i tre destinatari della misura cautelare: Salvatore Fido, 39 anni, indicato dagli inquirenti come un boss dei Mazzarella. E’ accusato di associazione mafiosa, ritenuto capo e promotore. Poi ci sono Gabriele Amodio, 26 anni e Giuseppe Savino, 50 anni: accusati di associazione semplice finalizzata alla violazione della normativa sugli idrocarburi, con l’aggravante di aver agevolato il clan Mazzarella. Gabriele Amodio è il figlio di Clemente Amodio, ritenuto il braccio destro del boss Roberto Mazzarella (questi ultimi due estranei all’indagine).

Torniamo ai fatti. L’inchiesta parte dalle intercettazioni sul cellulare di Salvatore Fido nel carcere di Rebibbia. Da qui gli inquirenti lo indicano come promotore. Una prima richiesta cautelare era stata rigettata dal gip. Il pubblico ministero aveva fatto ricorso al Tribunale della Libertà. La Cassazione ha accolto l’appello del pm e le misure cautelari sono state eseguite. Fido è difeso dall’avvocato Mauro Zollo. Gabriele Amodio e Giuseppe Savino difesi dall’avvocato Leopoldo Perone.

Andiamo alla ricostruzione delle forze dell’ordine. Gli investigatori non hanno dubbi: accertata l’esistenza di un sodalizio dedito al traffico di prodotti energetici con elementi di contatto con individui organici al clan Mazzarella. È questo l’esito dell’attività investigativa diretta e coordinata dalla Direzione distrettuale Antimafia della procura di Napoli e delegata ai finanzieri del comando provinciale di Caserta. L’operazione è del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Caserta, guidiato dal tenente colonnello Carlo Cardillo. Parte di questi flussi di carburante avveniva anche sul territorio casertano.

Nell’ambito dell’indagine, è stata data esecuzione al dispositivo emesso dal tribunale del Riesame di Napoli che, in sede di appello, aveva disposto l’applicazione della misura cautelare della custodia in carcere nei confronti di due indagati (Gabriele Amodio e Giuseppe Savino) per associazione a delinquere finalizzata alla commissione dei reati previsti e puniti dal Testo unico delle Accise (contrabbando di prodotti energetici), delitto aggravato per reati connessi alle attività del clan Mazzarella, e di una terza persona (Salvatore Fido) indagata per il delitto di associazione di tipo camorristico riferito sempre ai Mazzarella. Il provvedimento è diventato definitivo il 15 luglio 2026 quando la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dalle difese degli indagati: due dei tre indagati sono stati raggiunti dalla misura cautelare in carcere mentre nei confronti del terzo (Gabriele Amodio) è stato emesso un mandato di arresto europeo in quanto trasferitosi in Grecia e resosi irreperibile. Quest’ultimo, dopo circa un mese di irreperibilità, il 25 agosto scorso si è costituito nel carcere di Secondigliano. Sempre secondo il resoconto delle forze dell’ordine, le indagini hanno evidenziato l’operatività sul territorio campano della struttura in contatto con diversi fornitori comunitari e nazionali per l’approvvigionamento dei prodotti energetici nel contrabbando immessi illecitamente in consumo mediante l’utilizzo di depositi commerciali e distributori compiacenti. Nel corso delle attività investigative sono stati sequestrati complessivamente 133.796 litri di prodotti ed è stato accertato un consumo in frode di prodotti energetici sottratti all’accertamento per complessivi 10.162.053 litri e le relative imposte evase (accisa – imposta di consumo pari a 4.911.414,55 euro e Iva pari a 2.906.660,62 euro) nonché la fittizia creazione e successiva cessione di crediti fiscali derivanti da dichiarazioni fraudolente IVA pari a 6.027.956 euro.

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