NOMI E FOTO. Spaccio in famiglia al Rione Don Guanella: 3 arresti. Telecamere e contanti per blindare la droga

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Carmela Solipago e Giovanni Solipago
Carmela Solipago e Giovanni Solipago

NAPOLI – C’è un ritmo invisibile che scandisce i pomeriggi tra i palazzoni del rione Don Guanella. È il ritmo del “passaggio”, degli sguardi rapidi, del silenzio interrotto solo dal ronzio dei condizionatori e dal vento che solleva la polvere tra i lotti. Ma nelle scorse ore quel ritmo è stato spezzato dal suono secco delle portiere che si chiudono e dal latrato nervoso delle unità cinofile. La polizia di Stato è tornata a picchiare duro nell’area nord, quadrante sempre critico, smantellando quella che appariva come una vera e propria centrale dello spaccio a conduzione familiare. Il bilancio? Tre arresti, quasi un chilo e mezzo di droga, 10mila euro in contanti e un sistema di videosorveglianza degno di un bunker.

L’operazione, coordinata dalla Questura di Napoli e condotta dagli uomini del commissariato di Scampia, è scattata nel cuore del pomeriggio. Non è stato un intervento casuale, ma il frutto di pedinamenti e osservazioni silenziose. Ad aprire la strada ai poliziotti c’erano i cani dell’Ufficio Prevenzione Generale: nasi infallibili addestrati a sentire l’odore aspro della marijuana anche attraverso il cemento e il legno. La prima tappa è stata l’abitazione di Giuseppina Izzo, 59 anni. In un appartamento che all’apparenza non doveva nascondere nulla di insolito, gli agenti hanno scovato un involucro pesante: 600 grammi di marijuana. Una scorta consistente, pronta per essere suddivisa e immessa sul mercato nero della zona.

Ma la vera sorpresa attendeva gli agenti poco più avanti, nello stesso stabile. Qui la polizia ha bussato alla porta di Giovanni Solipago, 65 anni, e di sua figlia Carmela Solipago, 37 anni. Appena gli agenti hanno varcato la soglia, l’atmosfera si è fatta elettrica. Giovanni Solipago avrebbe tentato il tutto per tutto: con un movimento fulmineo avrebbe cercato di sbarazzarsi di un involucro, lanciandolo via nella speranza che l’occhio della legge fosse distratto. Speranza vana. I poliziotti lo hanno recuperato al volo: altri 5 grammi di “erba” che si aggiungevano al conto finale.

All’interno della casa, la scena era quella di una piccola impresa del crimine: 850 grammi di marijuana sigillati e pronti all’uso; un panetto di hashish da 20 grammi; 10mila euro in contanti, mazzette di banconote che puzzano di traffici illeciti; materiale vario per il confezionamento, vale a dire bilancini, bustine, tutto l’occorrente per “fare i pezzi”. A sorvegliare il perimetro, un moderno sistema Dvr. Telecamere puntate strategicamente sulle aree esterne per anticipare l’arrivo delle divise. Sabato, però, la tecnologia non è bastata a fermare l’irruzione.

Per i tre sono scattate immediatamente le manette. La gestione dello spaccio tra le mura domestiche, protetta da schermi e occhi elettronici, si è infranta contro il muro dei servizi straordinari predisposti dalla Questura. Mentre i tre venivano portati via, il rione Don Guanella tornava al suo silenzio. Ma è un silenzio diverso, ora che le telecamere del bunker sono spente e i “fantasmi” dello spaccio locale sono finiti dietro le sbarre. La guerra al crimine nell’area nord continua, un pianerottolo alla volta.

L’operazione può dirsi tutt’altro che conclusa. Gli accertamenti proseguono infatti per ricostruire la rete di approvvigionamento e distribuzione della droga, un sistema che potrebbe non essere circoscritto al solo stabile perquisito. Gli investigatori non escludono collegamenti più ampi, in un contesto territoriale dove, secondo le analisi in corso, la criminalità organizzata continuerebbe a esercitare una forma di influenza indiretta sul mercato degli stupefacenti, attraverso reti di micro-spaccio e gestione dei punti vendita al dettaglio. Un mosaico complesso, fatto di equilibri sottili e presenze sommerse, che la polizia di Stato sta cercando di smontare pezzo dopo pezzo.

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