Orrore a Napoli: Abusa di una 59enne disabile, la figlia riprende la scena. Arrestati

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Operazione dei carabinieri
Operazione dei carabinieri

NAPOLI – Un velo di orrore e sconcerto è calato sulla città alle prime luci dell’alba di oggi, 20 aprile 2026. I Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Napoli-Stella hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Napoli, che ha stretto le manette ai polsi di un uomo di 32 anni e di una donna di 33. L’accusa, pesantissima, è quella di violenza sessuale aggravata in concorso ai danni di una donna di 59 anni, affetta da una grave disabilità sia fisica che psichica. A rendere il quadro ancora più agghiacciante è il legame di sangue tra una degli arrestati e la vittima: la 33enne è sua figlia.

Le indagini, coordinate con la massima urgenza dalla IV Sezione della Procura della Repubblica di Napoli, specializzata in “Violenza di genere e tutela delle fasce deboli della popolazione”, hanno disvelato uno scenario di brutalità e tradimento consumato tra le mura domestiche, luogo che per la vittima avrebbe dovuto rappresentare un rifugio sicuro. L’intera vicenda è emersa lo scorso 22 marzo, quando un’altra figlia della 59enne, spinta dal coraggio e dall’orrore, si è presentata presso la Stazione Carabinieri Vomero-Arenella per sporgere denuncia. La donna non si è limitata a un racconto, ma ha consegnato agli inquirenti la prova schiacciante: alcuni filmati che documentavano in modo inequivocabile la violenza subita dalla madre.

Secondo l’ipotesi accusatoria, meticolosamente ricostruita dagli investigatori, l’uomo di 32 anni avrebbe abusato sessualmente della vittima mentre questa dormiva, approfittando della sua condizione di totale vulnerabilità e incapacità di opporre la minima resistenza. Un atto predatorio reso possibile, secondo gli inquirenti, dalla complicità della figlia 33enne della vittima, convivente con lei. La donna non solo avrebbe permesso all’uomo di entrare nell’abitazione e di raggiungere la madre indifesa, ma avrebbe assunto un ruolo attivo e perverso nella violenza, riprendendo l’intera scena con un telefono cellulare.

Il quadro probatorio a carico dei due indagati si è consolidato grazie all’analisi tecnica dei filmati, rinvenuti in un dispositivo elettronico sequestrato. Le immagini, di una crudezza inaudita, non hanno lasciato spazio a dubbi. Gli esperti dei Carabinieri sono riusciti a identificare senza ombra di dubbio i due presunti responsabili attraverso l’analisi di specifici elementi fisici, come tatuaggi ben visibili e l’abbigliamento indossato durante l’abuso, che corrispondeva a quello dei sospettati.

Ma la spirale di crimini non si sarebbe fermata alla violenza sessuale. Agli indagati è stato contestato anche il reato di minaccia grave. Dopo la denuncia, infatti, la coppia avrebbe intimidito pesantemente la sorella che aveva avuto il coraggio di rivolgersi alla giustizia, nel tentativo di costringerla a ritrattare le accuse e a far crollare l’inchiesta. Un tentativo di insabbiamento che non ha fatto altro che aggravare la loro posizione.

I due destinatari del provvedimento sono stati tradotti in carcere in attesa delle prossime fasi del procedimento. È fondamentale sottolineare, come richiesto dalla Procura della Repubblica, che entrambi sono da considerarsi presunti innocenti fino a che non verrà emessa una sentenza di condanna definitiva e irrevocabile, nel pieno rispetto dei loro diritti di indagati.

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